Libia, Onu: "La tregua regge solo di nome"

Bruno Cirelli
Febbraio 3, 2020

Questi i sentimenti espressi dall'inviato speciale dell'Onu in Libia, Ghassan Salamè.

Questo pomeriggio il presidente francese Emmanuel Macron ha accusato esplicitamente l'omologo turco Recep Tayyip Erdogan di aver inviato altri mercenari siriani in Libia.

"È un imperativo che la commissione militare congiunta si incontri sotto l'auspicio delle Nazioni Unite per trasformare ciò che è rimasto della tregua in un cessate il fuoco" ha aggiunto l'inviato dell'Onu.

La delegata statunitense al consiglio, Kelly Kraft, ha anche fatto riferimento alla continua violazione dell'embargo sulle armi e alla mancanza di rispetto per il cessate il fuoco, affermando che gli Stati Uniti hanno visto la conferenza di Berlino come un passo importante verso un cessate il fuoco attraverso i negoziati, ma vi è una violazione dell'embargo sulle armi in Libia, in contrasto con le risoluzioni internazionali dai paesi che hanno partecipato alla conferenza di Berlino, aggiungendo che è tempo che coloro che sfidano l'embargo sulle armi debbano sopportarne le conseguenze. "Queste manovre - ha avvertito Salamé - minacciano di scatenare una nuova e molto più pericolosa" escalation del conflitto. Il 29 si è consumato il 'giallo' della fregata turca Tcg Gaziantep, che incrociava al largo della Libia: secondo Ankara per soccorrere dei migranti in mare, mentre per i media vicini al generale Haftar trasportava uomini e mezzi a Tripoli per schierarli al fianco delle forze del premier libico Fayez al Sarraj. "I libici - ha aggiunto - hanno bisogno di avere la speranza che la comunità internazionale non li abbandona". C'è stato - ha aggoiunto - "un notevole aumento dei voli cargo, diversi al giorno, per l'aeroporto di Benina e per la base aerea di Al-Khadim nella Libia orientale per fornire attrezzature militari". "Esorto - ha concluso Salamè - le parti e i loro sostenitori stranieri a rinunciare a tutte le azioni sconsiderate e a rinnovare il loro impegno a lavorare per il cessate il fuoco". Ricorda gli impegni internazionali assunti a Berlino il 19 gennaio per rispettare l'embargo sulle armi imposto alla Libia dal 2011, "compresa la cessazione di tutto il sostegno ai mercenari armati e il loro ritiro".

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