Trovate tracce di antibiotici e altri farmaci nel latte

Barsaba Taglieri
Gennaio 24, 2020

A svelarli è stato un nuovo metodo di analisi realizzato dalle Università Federico II di Napoli e da quella spagnola di Valencia e utilizzato dal mensile leader nei test di laboratorio, in grado di scoprire contenuti che ai test ufficiali passano inosservati. I biologi hanno scoperto che in oltre il 50 per cento dei casi (12 su 21) sono state rilevate tracce di farmaci.

In piu' della meta' del campione c'erano appunto antibiotici, antinfiammatori e cortisonici. "Queste analisi - spiega - non vogliono essere una penalizzazione alle aziende nelle cui confezioni abbiamo trovato residui di farmaci". Da dove vengono i residui di medicinali trovati nel test?

Questi tre farmaci, compreso l'antibiotico, sono utilizzati in materia intensiva nei nostri allevamenti di mucche, per curare la mastite, una malattia molto comune in questo genere di animali, che colpisce la mammella. Il caso è stato riportato dall'edizione cartacea de Il Fatto Quotidiano, e si riferisce ai lotti di latte commercializzati nei supermercati italiani.

Nel latte italiano di alcuni tra i marchi più conosciuti sul mercato sono state trovate tracce di antinfiammatori, cortisonici e antibiotici.

Quali effetti può avere questa presenza, finora ignorata, sull'antibiotico-resistenza, quella che il direttore generale dell'Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha definito "la minaccia più immediata e quella che ha il bisogno di soluzioni più urgenti"? Soprattutto per bambini molto piccoli che fanno uso di latte una o più volte al giorno. Secondo "Il Salvagente" nessuno è in grado di escludere due pericoli. Il primo è che possano rendere più facile la creazione di batteri antibiotico-resistenti. Degli effetti di assunzione continuata di antibiotici in dosi basse, soprattutto sui bimbi che sono grandi consumatori di latte, si è discusso oggi a Roma."L'assunzione costante di piccole dosi di antibiotico - evidenzia Ruggiero Francavilla, pediatra, gastroenterologo dell'Università di Bari - con gli alimenti possono determinare una pressione selettiva sulla normale flora batterica intestinale a vantaggio dei batteri resistenti agli antibiotici che possono diventare più rappresentati". Il secondo pericolo è che questi farmaci possano alterare il microbiota umano, ovvero l'insieme dei microrganismi effettivi presenti nel nostro intestino.

I risultati di questo test, inoltre, confermano quelli di un'altra ricerca, condotta su 56 marchi di latte italiano pubblicata sul "Journal of Dairy Science" lo scorso novembre e che ha coinvolto sempre lo stesso team di esperti della Federico II di Napoli e dell'ateneo di Valencia. E spiega: "Abbiamo trovato sostanze farmacologicamente attive nel 49% dei campioni, a concentrazioni tra 0,007 e 4,53 mcg/kg". "Neonati e bambini sono particolarmente esposti - conclude Alberto Ritieni, professore di Chimica degli Alimenti della Federico II- e potrebbero risultare più vulnerabili". La loro capacità a metabolizzare questi agenti tossici non è ancora ben sviluppata. Infine, Il direttore dell'Izs, Antonio Limone, ha dichiarato: "Partendo dall'utilità dello studio, che rappresenta un metodo diagnostico rapido, non dobbiamo creare allarmismi".

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