Conferenza di Berlino: adesso bisogna verificare i fatti sul campo

Bruno Cirelli
Gennaio 21, 2020

Visto il rischio di una pericolosa escalation militare, in tutta fretta i grandi del mondo hanno organizzato una conferenza a Berlino dove si è trovato un accordo per il cessate il fuoco, comunque non sottoscritto da al-Serray e Haftar.

Dalla conferenza a Berlino è emerso "un forte impegno di tutti per una soluzione pacifica della crisi", ha detto invece il segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres.

A Berlino intanto continuano le riunioni tecniche ed il lavoro degli sherpa intorno alla bozza di conclusioni, che prevederebbe tra l'altro "la formazione di un unico governo libico unificato, inclusivo ed efficace approvato dalla Camera dei rappresentanti", "sanzioni per chi viola l'embargo delle Nazioni Unite sulle armi", "la ripresa del processo politico guidato dai libici e intralibico.per aprire la strada a elezioni parlamentari e presidenziali libere, eque, inclusive e credibili". La produzione stimata sarà quella di 700mila barili in meno al giorno per un valore quotidiano di 47 milioni di dollari.

Al tavolo delle trattative non erano seduti i due leader libici Fayez Sarraj e Khalifa Haftar, i quali hanno avuto però dei colloqui separati con la cancelliera Merkel sia prima che dopo la conferenza.

A chi potessero interessare, queste le dichiarazioni del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e del ministro degli Esteri, Luigi di Maio, alla fine della conferenza.

Non sono da tenere in secondo piano le presenze di emissari dei Paesi che hanno in qualche modo interessi nella vicenda e si sono affrettati a sostenere il blocco russo o quello turco, con la Francia a ballare allegramente tra le parti.

"Nelle ultime 48 ore - ha dichiarato il portavoce dell'Esercito nazionale libico- più di 41 terroristi siriani hanno lasciato le coste di Tripoli diretti verso l'Italia con l'aiuto dei trafficanti di esseri umani sostenuti dal Governo di accordo nazionale". Un monito velato, non tanto ad Al Serraj, che senza l'appoggio occidentale non avrebbe molta influenza, quanto piuttosto ad Haftar di non tirare troppo la corda perché senza le armi degli Emirati e dell'Egitto avrebbe poco spazio di manovra.

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