Zingaretti avverte: è ora di cambiare il partito

Bruno Cirelli
Gennaio 14, 2020

Si tratta, se ho capito, dopo errori e difficoltà di questi anni, di mettersi a lavoro per dare vita ad una sinistra che abbia un'anima, una politica e una organizzazione. "Dobbiamo ancora capire - chiarisce Santori - cosa significa fare politica in stretto, conoscerci noi". Zingaretti due giorni fa in un'intervista su 'la Repubblica' ha promesso una rivoluzione del partito, per rilanciarlo, dopo le elezioni regionali: "Sciolgo il Pd e lancio il nuovo partito", aggiungendo poi che la sua idea in cantiere non è "un nuovo partito, ma a un partito nuovo, un partito che fa contare le persone ed è organizzato in ogni angolo del Paese".

Matteo Renzi ha una certezza per quel che riguarda le elezioni in Emilia-Romagna del prossimo 26 gennaio: se la partita sarà giocata sul campo delle competenze e della capacità di saper amministrare una Regione, la vittoria è nelle tasche di Stefano Bonaccini.

Il leader del movimento non esclude che si possa tenere un congresso delle Sardine, magari in data 8 marzo.

L'annuncio arriva per una serie di buone ragioni. Potremo sbagliare, ma la stessa ricerca di inclusione che avvertiamo nelle parole di Zingaretti non la troviamo nel suo vice, Orlando, che continua a pensare ad uno schema novecentesco che appare limitato al solo PD.

Il fatto che i tempi siano cambiati e che le domande che si levano dai territori siano diverse e forse più complesse di un tempo, non implica che sia messa in soffitta una storia: esattamente quella di una sinistra completa di declinazioni e sfumature varie.

C'è chi scommette che non una sconfitta, ma al contrario una vittoria, potrebbe essere destabilizzante per la legislatura.

Anche sul governo traccia la linea: "Non possiamo ogni giorno fare l'elenco delle cose su cui non siamo d'accordo nella maggioranza", spiega, "Questo è il risultato della cultura delle 'bandierine'". In via del Nazareno si è persino ipotizzato un cambio di denominazione, caldeggiato da molti, sulla scia di un forte rinnovamento che avrà verosimilmente luogo durante le assise partitiche nazionali, forse in programma per giugno. "E' vero che noi non abbiamo un approdo, e fa bene la politica a proporne". "Non dobbiamo essere pigri: io ho scommesso tutto su unità e apertura". Dopo 12 anni ho voluto cambiare lo statuto proprio perché nel Pd non c'era neanche più il congresso, ma solo la scelta del segretario. Ora non è più così. Non tanto ai fuoriusciti (in questo momento i nomi di Bersani e D'Alema restano impronunciabili). "Dobbiamo aprirci alla società e ai movimenti che stanno riempiendo le piazze in queste settimane". Perché se costruisci la carriera partendo dai Vaffa contro il potere, quando diventi tu il potere il gioco ti si ritorce contro. Le forze di Governo, nel corso di poco più di 3 mesi, si sono trovate a discutere praticamente su tutto.

Italia Viva sostiene il Governo, ma non fa sconti agli alleati.

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