Hakan Sukur: "Erdogan mi ha portato via tutto, ora lavoro per Uber"

Rufina Vignone
Gennaio 14, 2020

Un cambio radicale di vita per Hakan Sukur, una vera e propria icona del calcio turco a cavallo tra il vecchio e il nuovo millennio. E' stato uno degli attaccanti più forti della Turchia, con un passato anche al Torino, nel '95, e all'Inter.

Sukur è stato anche un simbolo della Nazionale grazie a 112 presenze e 51 gol.

Sukur inquadra la causa della sua rovina nella figura del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che nel 2016 accusò l'ex nerazzurro di aver partecipato al colpo di stato (poi fallito) e di essere vicino a Fetullah Gulen, ex alleato e successivamente nemico di Erdogan: "Golpe? ".

"Sto cominciando adesso a lavorare, faccio l'autista per Uber a Washington". Sull'ex attaccante, così come su altri personaggi appartenenti a questo movimento, pende un mandato d'arresto. Sono un avversario del governo, ma non dello Stato o della nazione, amo il mio paese. Una svolta imprevista, ma fino ad un certo punto, in quanto figlia dell'avversione che Sükür non ha mai nascosto nei confronti del regime di Recip Erdogan: "Non ho più nulla, Erdogan mi ha preso tutto - ha drammaticamente svelato Sükür - Quando sono andato via dalla Turchia hanno arrestato mio padre e mi hanno confiscato tutto quello che avevo". Fino a oggi nessuno è stato in grado di spiegarlo - spiega -.

"Hanno lanciato pietre contro la boutique di mia moglie, i miei figli sono stati molestati per strada, ho ricevuto minacce di ogni tipo, chiunque aveva dei rapporti con me andava incontro a problemi", prosegue il 48enne, parlando con la stampa locale. Ho fatto solo cose legali, non sono un terrorista o un traditore.

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