New York, attacco con machete in casa di un rabbino

Bruno Cirelli
Dicembre 30, 2019

Non si conoscono ancora le condizioni dei cinque feriti, due dei quali in condizioni gravi, colpiti dall'uomo colpevole dell'attacco con machete vicino alla sinagoga di New York.

Al momento dell'attacco, avvenuto poco prima delle 22.00 (le 4.00 in Italia) nell'abitazione del rabbino c'erano circa 100 persone, riunite per la settima giornata delle celebrazioni della festa Hanukkah.

Un uomo è entrato nella casa di un rabbino adiacente ad una sinagoga a Monsey, nei pressi di New York, ha estratto una grossa arma da taglio, secondo diverse fonti un machete, e ha ferito cinque persone, due delle quali colpite più volte e ricoverate in gravi condizioni. I soccorsi hanno provveduto a trasferire immediatamente negli ospedali della zona i feriti. Dopo aver colpito con il machete i suoi bersagli, l'uomo avrebbe tentato la fuga, ma la polizia lo ha fermato nel quartiere newyorchese di Harlem. Sarebbero tutti ebrei chassidisti. Una latitanza durata poche ore visto che le autorità locali sono riuscito a fermarlo e a portarlo in carcere. Un'altra persona è rimasta ferita solo leggermente a un dito. Yossi Gestetner, co-fondatore del OJPAC per la regione della Hudson Valley, ha riferito al New York Times che una delle vittime era un figlio del rabbino. "L'antisemitismo e l'intolleranza sono ripugnanti e abbiamo assolutamente tolleranza zero per questi atti di odio", ha aggiunto Cuomo.

Il presidente israeliano, Reuven Rivlin si è detto "scioccato e indignato". L'antisemitismo non è solo un problema ebraico, e certamente non è solo un problema dello Stato di Israele. "Dobbiamo lavorare insieme per affrontare questo male crescente, che è una vera minaccia globale". Venerdì, la polizia di New York ha intensificato le pattuglie in tre quartieri di Brooklyn dopo quello che i funzionari hanno definito un "allarmante" aumento degli incidenti. L'episodio di Monsey si inserisce in una serie di attacchi antisemitici che si sono verificati negli ultimi giorni a New York. "La comunità ebraica ha bisogno di maggiore protezione", afferma infine il numero uno dell'Anti-Defamation League.

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