Papa Francesco: "La magia non è cristiana!"

Bruno Cirelli
Dicembre 9, 2019

Lo ha detto il Papa in un passaggio della catechesi che ha pronunciato all'udienza generale in piazza San Pietro dedicata alla visita di San Paolo ad Efeso negli Atti degli apostoli. Ma è anche necessario, aggiunge il Papa, "avere la preparazione professionale adeguata nelle materie scientifiche e umanistiche per saperle presentare secondo una prospettiva cristiana".

"Le cose se si fanno per indovinare il futuro non sono una cosa cristiana": Papa Francesco, mentre ci si avvia ad un periodo dell'anno tradizionalmente dedicato ai vaticini e alle sibille più o meno improvvisate, precisa che questo tipo di pratiche non sono ammissibili.

Papa Francesco torna a ribadire che fede in Gesù Cristo e magia sono incompatibili. La grazia di Cristo ti porta tutto: "prega e affidati al Signore".

La diffusione del Vangelo ad Efeso danneggia il commercio degli argentieri - un altro problema -, che fabbricavano le statue della dea Artemide, facendo di una pratica religiosa un vero e proprio affare.

"Su questo io vi chiedo di pensare - prosegue il Pontefice -. Vedendo diminuire quell'attività che fruttava molto denaro, gli argentieri organizzano una sommossa contro Paolo, e i cristiani vengono accusati di aver messo in crisi la categoria degli artigiani, il santuario di Artemide e il culto di questa dea". Il fulcro della catechesi è il brano biblico sul ministero di San Paolo ad Efeso. "Mi raccomando, non dimenticatevi oggi", l'invito finale: "Prendete la Bibbia, il capitolo 20 degli Atti degli Apostoli dal versetto 17: è un gioiello e ci farà bene a tutti". E' un modo per capire come si congeda l'Apostolo e anche come i presbiteri oggi devono congedarsi e anche come tutti i cristiani devono congedarsi.

Francesco ricorda anche che le risorse sono importanti, sono necessarie, "ma può succedere che a volte siano insufficienti per raggiungere gli obiettivi proposti". E cosa dice loro? Per San Paolo, è questo "il lavoro del pastore: fare la veglia, vegliare, su se stessi e sul gregge". Fare la veglia per custodire il gregge, e anche fare la veglia su sé stessi, esaminare la coscienza e vedere come si compie questo dovere di vegliare. Niente a che fare con la fede, tantomeno con quell'"abbandono fiducioso allo Spirito Santo" che Paolo dimostrava ancora lasciando Efeso.

"Agli episcopi - spiega il Papa - è chiesta la massima prossimità con il gregge, riscattato dal sangue prezioso di Cristo, e la prontezza nel difenderlo dai 'lupi'". In altre parole, i Vescovi "devono essere vicinissimi al popolo per custodirlo, per difenderlo; non staccati dal popolo". Paolo li affida alle mani di Dio, "invitandoli a lavorare con le proprie mani, come lui, per non essere di peso agli altri, a soccorrere i deboli e a sperimentare che 'si è più beati nel dare che nel ricevere'".

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