Alzheimer: ricercatori italiani scoprono l'anticorpo che blocca la malattia

Barsaba Taglieri
Novembre 26, 2019

L'invecchiamento progressivo del cervello, causato dalla drastica diminuzione nella produzione di neuroni, si può battere.

Lo studio interamente italiano, è coordinato da Antonino Cattaneo, Giovanni Meli e Raffaella Scardigli, presso la Fondazione EBRI (European Brain Research Institute) Rita Levi-Montalcini, in collaborazione con il CNR, la Scuola Normale Superiore e il Dipartimento di Biologia dell'Università di Roma Tre. Recuperando per l'80% i difetti causati dalla patologia di Alzheimer nella fase iniziale. Si tratta della scoperta di una molecola che ringiovanisce il cervello, favorendo la nascita di nuovi neuroni e contrastando i difetti che accompagnano le fasi precoci della malattia di Alzheimer, tra cui l'amiloide. Questa alterazione è provocata dall'accumulo di aggregati altamente tossici della proteina beta Amiloide (A-beta oligomeri) nelle cellule staminali del cervello.

Durante le fasi di sperimentazione, i topi da laboratorio trattati con la molecola, hanno nuovamente ricominciato a produrre cellule neuronali ad un livello quasi normale. Chiamati A-beta oligomeri. Il team è riuscito a neutralizzare gli A-beta oligomeri nel cervello di un topo malato di Alzheimer. Così ha riattivato la nascita di nuovi neuroni e ringiovanito il cervello.

Questa ricerca pone dunque le basi per lo sviluppo di nuove strategie utili per la diagnosi e la terapia di questa malattia neurodegenerativa.

Come hanno spiegato i ricercatori "l'importanza di questa ricerca è duplice. Dall'altro, abbiamo anche osservato nel cervello del topo l'efficacia del nostro anticorpo nel neutralizzare gli A-beta oligomeri proprio all'interno dei neuroni". Quindi potrebbe contribuire ad individuare tempestivamente l'insorgenza della malattia in una fase molto precoce. Il morbo di Alzheimer attualmente colpisce 47 milioni di persone nel mondo.

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