Sanità italiana nella Top Ten mondiale per qualità - Salute & Benessere

Barsaba Taglieri
Novembre 23, 2019

È la 'certificazione' che arriva dalla prima analisi a livello nazionale 'Global Burden of Disease (GBD) Study', pubblicata sulla rivista The Lancet Public Health e coordinata dall'IRCCS Materno-Infantile Burlo Garofolo di Trieste.

La sanità italiana è nona al mondo per qualità.

In questo lavoro la qualità dei sistemi sanitari dei vari paesi è stata misurata con l'indice 'HAQ' (health access and quality index) che tiene conto di diversi parametri di qualità e accesso alle cure.

Il sistema sanitario italiano è nono al mondo - dopo Islanda, Norvegia, Olanda, Lussemburgo, Australia, Finlandia, Svizzera e Svezia - per le sue elevate performance come testimoniato anche dallo stato di salute della popolazione, che resta buono nonostante gli stili di vita non sempre salubri e come 'certificato' dall'aspettativa di vita alla nascita (all'ottavo posto nel mondo, 85,3 anni per le donne, 80,8 per gli uomini nel 2017).

Il nuovo Contratto nazionale della Sanità è stato approvato dal Consiglio dei Ministri che si è tenuto ieri sera a Palazzo Chigi, passerà nelle prossime ore alla Corte dei Conti che provvederà alla vidimazione del provvedimento e poi all'Agenzia della Rappresentanza Negoziale Pubbliche Amministrazioni (Aran).

Tuttavia, dallo studio emergono anche ombre.

In particolare, rileva ancora l'autore dell'analisi, dal 2010 al 2015 il finanziamento statale in rapporto al PIL è sceso dal 7% al 6,7%, mentre nello stesso arco di tempo la spesa privata per la salute è aumentata dall'1,8% al 2%.

Un ruolo molto importante lo giocano le cliniche accreditate: "Anche i fornitori privati accreditati dal Ministero della Salute italiano contribuiscono ai sistemi sanitari, rappresentando quasi il 30% dei letti ospedalieri totali". Si stima, infatti, che nel 2017 circa 44.400 morti per tumore sono attribuibili al fumo, 12mila al consumo di alcolici, 9.500 a sovrappeso e obesità. E ancora: 47 mila morti sarebbero causate da malattie cardiovascolari legate al colesterolo alto, 28.700 decessi sarebbero collegati a una dieta povera di cereali integrali, 15.900 alla scarsa attività fisica e così via.

"Le nostre scoperte - concludono i ricercatori - dovrebbero essere utili ai responsabili politici e agli esperti del sistema sanitario italiano" per affrontare le sfide del futuro, come l'invecchiamento della popolazione e la riduzione dei finanziamenti pubblici per la salute.

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