Traffico di beni archeologici dalla Calabria, 23 arresti

Bruno Cirelli
Novembre 18, 2019

Le fasi del traffico illecito sono state documentate dettagliatamente attraverso intercettazioni telefoniche ed ambientali, riprese video, pedinamenti, sequestri, fino ad arrivare alla vendita ai collezionisti finali. Quattro delle persone coinvolte, secondo quanto riferito dai carabinieri, sono domiciliate all'estero. Mentre sono 80 gli iscritti nel registro degli indagati.

Caserta - Sono in tutto 23 le misure cautelari notificate oggi dalla Procura di Crotone ed eseguite dal Comando dei Carabinieri di Cosenza per la tutela del patrocinio culturale tra la Calabria, Lombardia, Umbria e Campania. Nel corso dell'attività investigativa sono stati recuperati diversi reperti archeologici risalenti al IV e al III secolo a.C. rinvenuti nella disponibilità di uno dei capi dell'organizzazione, quali 5 vasi e lucerne in terracotta, piatti con scene di animali, fibule e monili vari. Le misure cautelari sono state emesse dal gip del Tribunale di Crotone, con al centro delle indagini un'azienda che gestiva il traffico illecito di beni archeologici, ritrovati durante degli scavi clandestini.

I magistrati di Crotone hanno rilevato l'esistenza di una vera e propria "criminalità archeologica crotonese" molto radicata sul territorio e pronta a saccheggiare il patrimonio archeologico della Calabria, commercializzando in Italia e all'estero molti reperti. Una struttura piramidale in cui i ruoli di ciascuno erano ben definiti. Al vertice dell'organizzazione gli inquirenti hanno individuato Giorgio Salvatore Pucci, 59 anni di Ciro' Marina, e Alessandro Giovinazzi, 30 anni di Scandale, ritenuti esperti conoscitori dei luoghi in cui reperire il materiale archeologico. In virtù del fatto che l'operazione ha riguardato anche alcuni paesi stranieri, i Carabinieri si sono avvalsi della collaborazione di Europol ed Eurojust. I reperti, provento di scavi clandestini in Calabria, venivano esportati illecitamente fuori dall'Italia.

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