Unicredit: utile 9 mesi 4,3 miliardi

Paterniano Del Favero
Novembre 8, 2019

Il dato dei profitti senza poste straordinarie per il terzo trimestre risulta in rialzo del 25,7% a 1,1 miliardi: un livello sopra le attese degli analisti, che si fermavano a 1,03 miliardi di euro.

Allargando lo sguardo ai nove mesi, l'utile contabile è stato di 4,3 miliardi, mentre quello rettificato si è attestato a 3,3 miliardi, in crescita dell'8,2% su base annua. Confermata la guidance sul 2019 con le esposizioni creditizie deteriorate lorde della non core indicate sotto i 10 miliardi. Raggiunto il target relativo alla riduzione della sensitività del Btp nel trimestre di circa 35% con un trimestre di anticipo.

Ma quali saranno ora le mosse della banca, che tra meno di un mese presenterà il suo nuovo piano industriale (che dovrebbe essere ribattezzato "Team 23") dopo aver chiuso con successo il Transform 2019?

"Il risultato netto del terzo trimestre di Unicredit è stato ancora una volta uno dei migliori trimestri raggiunti in un decennio" - ha commentato il ceo Mustier nella nota sui conti. "Il trimestre ha beneficiato di solide dinamiche commerciali, di forti ricavi da negoziazione e della nostra attenzione alla gestione disciplinata dei costi, che continua a produrre risultati". Secondo quanto riporta il quotidiano economico il focus di Unicredit sarà ora sui costi e sul progetto di creazione di sub holding (che sarà italiana e non quotata) in cui convogliare gli asset internazionali. "Il prezzo incorpora uno sconto del 2,3 per cento circa rispetto all'ultimo prezzo di chiusura di Mediobanca pre-annuncio". I 785 milioni incassati comportano, ha spiegato l'ad di UniCredit, Jean Pierre Mustier, una plusvalenza "irrilevante" e l'operazione avrà un impatto neutrale sul Cet1. BofA securities, Morgan Stanley e Unicredit corporate & investment banking hanno fatto da joint bookrunners.

Mediobanca, da parte sua, si trova ad avere come primo socio un Del Vecchio che non ha fatto mancare critiche sulla strategia tenuta fino a questo momento da Nagel, ma diventa di fatto sempre piu' una public company: l'accordo di consultazione senza vincoli sulle quote, con l'uscita di Unicredit, scende a circa il 13% del capitale e sale il peso degli azionisti istituzionali, con il mercato che nelle ultime settimane non ha mancato di far sentire la propria soddisfazione per l'attuale management. Assolutamente no. Non è strategica, è un'altra banca, è un concorrente. Nelle ultime settimane, proprio in seguito all'arrivo dell'imprenditore e alle sue prese di posizione che hanno messo nel mirino una strategia del management giudicata troppo attendista, i mercati hanno iniziato a scommettere che qualcosa si stesse muovendo in piazzetta Cuccia.

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