Lamorgese: "Libia disposta a rivedere Memorandum"

Bruno Cirelli
Novembre 8, 2019

"Nel confronto con il 2017 si sono contratti i flussi dalla Libia e si è registrata una forte riduzione delle vittime in mare", ha affermato la ministra.

Ora si punta ad un salto di qualità delle strutture di detenzione (in Libia l'immigrazione illegale è un reato punito con il carcere), nonostante, ha riconosciuto il ministro, "le difficili condizioni generali di insicurezza del Paese, che rischiano di facilitare l'opera di gruppi criminali impegnati nel traffico di esseri umani, anche con il rischio di infiltrazioni di jihadisti tra i migranti che giungono sulle nostre coste". Se parti dall'idea che nei campi libici ci siano ospiti e non prigionieri, ospiti e non persone torturate spesso a morte, ospiti e non donne che subiscono violenza, allora il resto viene di conseguenza.

Ma questi primi commenti hanno suscitato la replica di Orfini (Pd): "Un intervento imbarazzante e ipocrita".

In questo senso, le dichiarazioni di Serraj possono essere viste nella duplice ottica della minaccia (sia dei migranti che di gettarsi anima e corpo dal lato di Ankara) e del grido di aiuto (se l'Italia non farà da contraltare, i Fratelli Musulmani avranno l'ultima parola su Serraj). Le modifiche saranno presentate nel corso della prossima riunione del comitato italo-libico.

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Centri di detenzione: in primis, l'obiettivo è quello di migliorare le condizioni di vita dei migranti, rispettando i diritti umani. I centri, progressivamente, lasceranno posto ai centri gestiti dall'Onu. Ma l'impegno è anche quello di implementare i cosiddetti "corridoi umanitari", per i quali l'Italia pensa a iniziative bilaterali, con lo scopo di coinvolgere anche altri Stati membri, sotto la regia e il finanziamento dell'Ue. Secondo Lamorgese i cambiamenti dovrebbero portare a un maggiore coinvolgimento delle organizzazioni umanitarie nella gestione dei centri di detenzione, a una graduale chiusura dei centri attuali e all'apertura di altri centri, gestiti direttamente dalle organizzazioni internazionali come l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) e l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr).

Nuovi progetti: rinnovando il progetto "Il ponte di solidarietà".

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