Alzheimer, scoperto nuovo farmaco: ferma il declino. ALZHEIMER NUOVA CURA

Barsaba Taglieri
Ottobre 28, 2019

Dopo un'approfondita serie di analisi, l'azienda è arrivata alla conclusione che con un certo dosaggio l'anticorpo effettivamente funzioni, rallentando la progressione del declino mentale cui l'Alzheimer inesorabilmente condanna i malati che colpisce.

Perdita della memoria, confusione, difficoltà a gestire gli impegni, difficoltà a trovare gli oggetti, problemi a scrivere e parlare, cambiamenti di personalità sono alcuni dei sintomi con cui compare il morbo di Alzheimer, malattia del cervello che provoca un lento declino delle capacità di memoria e di ragionamento. Si tratta di un anticorpo specifico che agirebbe contro la proteina tossica 'beta-amiloide', che è tra le principali responsabili della demenza dovuta all'Alzheimer. A galvanizzare le azioni del colosso farmaceutico americano la decisione di sottoporre alla Food and Drug Admnistration (FDA) l'Aducanumab, un anticorpo monoclonale per il trattamento dell'Alzheimer precoce che in passato aveva mostrato risultati deludenti.

"Siamo fiduciosi nella prospettiva di offrire ai pazienti la prima terapia che riduce il declino clinico dell'Alzheimer", ha dichiarato l'amministratore delegato della statunitense Biogen Michel Vounatsos.

"È interessante notare che l'abbandono iniziale di aducanumab era stato causato da un'analisi inaccurata dei risultati dei test clinici" conclude Vendruscolo. E se dovesse funzionare, a quel punto arriverebbero anche le richieste per l'Europa. "Considerando però meglio i numerosi fattori che hanno contributo a tali risultati, i ricercatori sono riusciti a rivelare l'efficacia terapeutica del farmaco sperimentale".

La Biogen ha di recente annunciato che chiederà alla FDA l'autorizzazione per l'uso del farmaco sperimentale.

"Questo annuncio è importante perché aducanumab, se approvato dalla FDA, sarà il primo farmaco capace di curare l'Alzheimer", sostiene in un commento all'agenzia di stampa italiana Ansa Michele Vendruscolo, del dipartimento di chimica dell'Università di Cambridge ed esperto del settore. "Altrettanto importante è il fatto che aducanumab dimostra che intervenire sull'aggregazione del peptide beta-amiloide è un approccio terapeutico efficace - continua l'esperto". Il che aprirebbe la strada alla sperimentazione di farmaci ancora migliori per combattere le malattie neurodegenerative, come appunto l'Alzheimer, il Parkinson e la sclerosi laterale amiotrofica (Sla).

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