Sotto stress le cellule degli uomini si 'suicidano' - Salute & Benessere

Barsaba Taglieri
Ottobre 20, 2019

Un'altra evidenza scientifica conferma che essere uomini o donne condiziona l'insorgenza e il decorso delle malattie, come pure la risposta alle cure.

A scoprire il ruolo dei microRNA nella differente risposta allo stress delle cellule maschili (XY) e femminili (XX) è stato un team di ricerca guidato da scienziati del Centro di Riferimento per la Medicina di Genere dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS), che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Dipartimento di Medicina Sperimentale, Diagnostica e Specialistica (DIMES) presso l'Università di Bologna, dell'IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna e dello IAC (Institute for Applied Computing) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) di Roma.

La ricerca spiega che le cellule degli uomini si suicidano in particolari condizioni di stress, a differenza di quelle femminili che resistono e sopravvivono.

L'autrice della ricerca, Paola Matarrese, dell'ISS, spiega che le cellule maschili (XY) rispondono allo stress auto suicidandosi (apoptosi).

Alla base di queste differenze potrebbe essere coinvolto un microRna, chiamato miR548am-5p.

La loro funzione è decisiva nella progressione e nella cura di molte malattie, dai tumori alle patologie infettive e autoimmuni, nelle quali si sono osservate alterazioni dei loro livelli di espressione. È noto che i microRNA hanno un ruolo di rilievo in molte malattie, inoltre, ogni microRNA è in grado di regolare numerosi geni, generando potenzialmente un effetto a cascata di grandi proporzioni. Non tutti i cromosomi X sono però inattivato. Di conseguenza le donne dispongono di un numero doppio di quei geni che si trovano proprio nelle zone del cromosoma X sfuggite all'inattivazione rispetto a quanto succeda agli uomini. Il gruppo di ricercatori ha selezionato alcuni microRna che si trovavano esattamente in quelle regioni del cromosoma X che sfuggono all'inattivazione, identificandone alcuni che sono quindi espressi maggiormente nelle cellule femminili.

I ricercatori hanno osservato che questa sequenza di materiale genetico presente nelle cellule femminili analizzate era cinque volte maggiore rispetto a quelle maschili.

"L'alto livello rilevato nelle cellule femminili sarebbe responsabile - spiega Anna Ruggieri del Centro Iss per la salute di genere specifica - della maggiore resistenza a diversi tipi di stress, attraverso la regolazione di alcuni geni, come Bax e Bcl2, coinvolti nei meccanismi di morte mediata dai mitocondri".

In particolare, nell'ambito di questo studio, i ricercatori hanno dimostrato che, sottoposte a stress, le cellule degli uomini tendono ad attivare processi di morte cellulare programmata chiamati apoptosi, mentre le cellule delle donne si preparano a combattere il "problema" inducendo meccanismi protettivi di autofagia. Mentre, quelle delle donna resistono attivando dei meccanismi di sopravvivenza (autofagia) e resistono alla morte cellulare.

Poiché geni e componenti molecolari che ne regolano l'espressione possono essere presenti in quantità sensibilmente diverse tra uomo e donna, gli autori della ricerca sottolineano l'importanza di affrontare la biologia dei due sessi con approcci mirati e non generici.

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