Papa Francesco: "Abbiamo bisogno di guarire da vizi"

Bruno Cirelli
Ottobre 15, 2019

Lo ha detto Papa Francesco durante l'omelia della messa di canonizzazione di cinque nuovi Beati. Insieme a 4 religiose - la religiosa romana Giuseppina Vannini (1859-1911), cofondatrice della Congregazione delle Figlie di San Camillo - le suore Camilliane -; l'indiana Maria Teresa Chiramel Mankidiyan (1876-1926), fondatrice delle Suore della Sacra Famiglia di Thrissur; la brasiliana Dulce Lopes Pontes (1914-1992), delle Suore missionarie dell'Immacolata Concezione della Madre di Dio; la svizzera Margherita Bays (1815-1879), terziaria francescana - anche il cardinale britannico del 19esimo secolo John Henry Newman, che si convertì al Cattolicesimo e divenne una delle figure più influenti dei tempi moderni.

"Abbiamo bisogno di essere risanati dalla sfiducia in noi stessi, nella vita, nel futuro; da molte paure; dai vizi di cui siamo schiavi; da tante chiusure, dipendenze e attaccamenti: al gioco, ai soldi, alla televisione, al cellulare, al giudizio degli altri", ha detto il Pontefice in piazza san Pietro, commentando l'uomo e le quattro donne evidenziando il legame tra la fede e la speranza nella vita dei cristiani. Giocatori e lo staff sono rimasti per una quarantina di minuti. Ripetiamolo: "è pregare. La preghiera è la porta della fede, la preghiera è la medicina del cuore". Poi lo faranno anche un cieco e un malfattore sulla croce: gente bisognosa invoca il nome di Gesù, che significa Dio salva. Chiamare per nome e' segno di confidenza, e al Signore piace. Ed, infine, un Cardinale inglese: "La santità del quotidiano, quella del cristiano autentico che non ha pretese". E che "la fede aumenta col dono e cresce col rischio", "procede quando andiamo avanti equipaggiati di fiducia in Dio", "si fa strada attraverso passi umili e concreti". La preghiera è la porta della fede e la medicina del cuore" - ha continuato il Santo Padre - "Il culmine del cammino della nostra fede è vivere rendendo grazie. "E' così anche per noi: avanziamo nella fede con l'amore umile e concreto, con la pazienza quotidiana, invocando Gesù e andando avanti", ha osservato Francesco. La fede cresce così, con l'invocazione fiduciosa, portando a Gesù quel che siamo, a cuore aperto, senza nascondere le nostre miserie.

L'ultima tappa è ringraziare: dei dieci lebbrosi guariti da Gesù, solo uno torna indietro per ringraziarlo, e a lui Cristo dice: "La tua fede ti ha salvato". Non è solo sano, è anche salvo. "Questo ci dice - spiega il Papa - che il punto di arrivo non è la salute, non è lo stare bene, ma l'incontro con Gesù. La salvezza non è bere un bicchiere d'acqua per stare in forma, è andare alla sorgente, che è Gesù". "Quando s'incontra Gesù - ha sottolineato - nasce spontaneo il 'grazie', perchè si scopre la cosa più importante della vita: non ricevere una grazia o risolvere un guaio, ma abbracciare il Signore della vita". "Ringraziare - ha detto ad esempio - non e' questione di cortesia, di galateo, è questione di fede". Quando ringraziamo, il Padre si commuove e riversa su di noi lo Spirito Santo. Grazie è la parola più semplice e benefica.

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