De Benedetti, faida famigliare per Repubblica

Paterniano Del Favero
Ottobre 15, 2019

L'offerta irrevocabile di Romed è subordinata alle seguenti condizioni: "che i componenti il Cda di Gedi di nomina Cir, rassegnino le proprie dimissioni entro 2 giorni lavorativi dal trasferimento delle azioni oggetto della presenta offerta alla nostra società, ad eccezione di John Philip Elkann e di Carlo Perrone che potranno mantenere le attuali cariche e gli attuali poteri e che, per le residue azioni che resteranno di sua proprietà, Cir s'impegni a distribuirle ai propri soci (ovvero ai soci della società riveniente dalla fusione Cofide / Cir) entro un anno dal trasferimento delle azioni oggetto della presente offerta alla nostra società".

È guerra di famiglia e tra azionisti.

L'offerta di Carlo De Benedetti era stata presentata in maniera ufficiale venerdì scorso, quando la sua società Romed aveva offerto a CIR 38 milioni di euro per acquistare il 30 per cento circa delle azioni del gruppo editoriale Gedi. De Benedetti sembra prendersela in particolare con Marco e Rodolfo, da tempo alla guida della Cir, la holding di famiglia da cui dipende Gedi. Inaccettabile, dal punto di vista del mercato e degli azionisti Gedi, visto che si tratta di un'offerta ai prezzi di Borsa di giovedì, quindi senza premio, che andrebbe a smantellare una quota che oggi in Gedi è di maggioranza.

"Con riferimento alla comunicazione diffusa in data odierna dall'Ing".

Il titolo Gedi vola a Piazza Affari dopo l'offerta avanzata da Carlo De Benedetti a Cir per l'acquisto del 29,9% di azioni del gruppo editoriale. Il primogenito si dice addirittura "sconcertato" dall'iniziativa del padre.

Devono "riconoscere che non sono capaci di fare questo mestiere", aggiunge poi, per il quale prima di tutto ci vuole "passione" che loro non hanno. "L'obiettivo è assicurare un futuro di indipendenza a un pezzo di storia italiana", afferma De Benedetti. "Trovo bizzarre le dichiarazioni di mio figlio Rodolfo".

"Questa mia iniziativa è volta a rilanciare il Gruppo al quale sono stato associato per lunga parte della mia vita e che ho presieduto per dieci anni, promuovendone le straordinarie potenzialità", scrive l'ingegnere nella lettera che accompagna l'offerta di acquisto delle azioni.

Carlo De Benedetti ha dichiarato inoltre: "È chiaro che, conoscendo bene il settore, mi sono note le prospettive difficili". La prima reazione - prima del gran rifiuto - era arrivata dal comitato di redazione dei giornalisti di Repubblica: "Anche in questo frangente, il Cdr si impegnerà per salvaguardarei valori e il lavoro quotidiano di una redazione che, sin dalla sua fondazione, ha contribuito a scrivere una delle pagine più importantidella storia civile e politica del Paese. Per discuterne l'assemblea dei giornalisti di 'Repubblica' è convocata domani, lunedì 14 ottobre alle ore 15".

Altre relazioni OverNewsmagazine

Discuti questo articolo

SEGUI I NOSTRI GIORNALE