Festival dello Sport: apoteosi per Roberto Baggio al teatro sociale

Rufina Vignone
Ottobre 13, 2019

Vicentino, classe 1967, Boberto Baggio è cresciuto nel mito del fuoriclasse brasiliano Zico iniziando a giocare a calcio in strada. I due anni successivi ho giocato bene e mi sentivo in debito per l'affetto della gente che mi ha sempre aspettato.

La mission del campione veneto è stata sempre quella di far divertire la gente, di regalare gioia ed emozioni attraverso il gioco ed i gol.

Tanti lettori di Open possono aver visto quella scena solo su YouTube o dagli amarcord che ogni tanto passano in tv, per il Divin codino - come veniva chiamato Baggio, che impose anche una moda tra i barbieri di mezza Italia, felicemente tramontata - invece è un ricordo ancora troppo vivo, che continua a perseguitarlo: "Non sarà stato il rigore decisivo, ma ho dato il colpo di grazia". Da Conte. Lo conosco e ha qualità importanti. Io non me ne volevo andare.

Chissà, magari Baggio sarebbe rimasto viola a vita ma le cose non andarono in quel modo e nella sua carriera arrivarono le vittore con la Juventus, proprio con la maglia della Vecchia Signora visse alcune degli anni più belli della sua carriera, con il Milan, per poi passare al Bologna, all'Inter in un periodo travagliato, per chiudere la sua carriera in provincia al Brescia dove incontrò Carletto Mazzone: "Un uomo semplice e saggio".

USA '94 - "Non avevo mai tirato un rigore alto sopra la traversa: è stato l'unico nella vita". Da bambino sognavo di vincere una finale Italia-Brasile. C'era un senso di rivincita in me.

Ospite del Festival dello Sport di Trento, Roberto Baggio ha parlato anche del finale della sua carriera: "Nel 2000 avevo deciso di chiudere la carriera vicino a casa".

Baggio ha poi aggiunto: "Contestazioni a Firenze dopo la mia cessione alla Juventus?"

Ma io non ho mai fatto niente per mettermi davanti agli altri, figuriamoci davanti a un allenatore.

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