Fisco: a Milano inchiesta su Netflix, omessa dichiarazione

Paterniano Del Favero
Ottobre 7, 2019

L'indagine, come scrive oggi in Corriere della Sera, è coordinata dal pm Gaetano Ruta e affidata ai militari del Nucleo di Polizia Economico Finanziario della Guardia di Finanza e a differenza della altre inchieste fiscali milanesi che hanno riguardato Apple, Google o Facebook, al gruppo statunitense che offre la pay tv in streaming non si contesta la "stabile organizzazione" occultata al fisco.

In particolare, 1,25 miliardi "saranno versati entro la fine dell'anno da un gigante internazionale del lusso", ossia Kering, che possiede il marchio Gucci, "a seguito di una verifica fiscale che aveva portato alla luce un'evasione d'imposta di 1,3 miliardi di euro". Nella speciale corsa che ha visto i grandi colossi mondiali fare a gara a chi riesce a frodare meglio il fisco abbiamo una nuova arrivata: il colosso della produzione e distribuzione cinematografica Netflix.

Insomma, ai tempi di internet e della digitalizzazione dei contenuti è necessario che anche le leggi si adeguino, e nel caso di società come Netflix non sono più le sedi fisiche a garantire la presenza delle compagnie sul territorio, ma l'infrastruttura su cui si appoggiano per commercializzare i loro prodotti. Questa sede fissa sarebbe rappresentata dall'infrastruttura presente nel paese - con cavi, fibre ottiche, computer e server. C'è la necessità che parta dal 2020.

Tutto questo, secondo gli inquirenti, crea la stabile organizzazione materiale occulta che darebbe modo di incriminare Netflix per non aver dichiarato quanto guadagna in Italia. L'accusa sarebbe di omessa dichiarazione dei redditi: stando a quanto riporta il "Corriere della sera", che ha dato la notizia, in Italia, nonostante la piattaforma di straming incassi milioni di euro, non ne verserebbe nemmeno uno di tasse.

Insieme alla Guardia di Finanza, la Procura sta quindi indagando sulla rete di server e provider che permettono a Netflix di trasmettere i contenuti in Italia con segnali che partono però dall'estero. "È quello che viene definito il principio della prevalenza della sostanza sulla forma", spiega un investigatore che lavora al fascicolo aperto contro ignoti proprio perché non è stato possibile individuare un referente che lavori in Italia.

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