Estorsione alla Juventus e biglietti facili, operazione della Digos: perquisizioni in Brianza

Rufina Vignone
Settembre 17, 2019

"Quella dei Draghi era un'organizzazione di tipo militare" ha detto il procuratore aggiunto di Torino, Patrizia Caputo, con il magistrato Chiara Maina, che ha coordinato l'inchiesta sui gruppi ultrà juventini e gli arresti di 12 capi da parte della Digos. Tra gli arrestati, il capo dei Drughi Dino Mocciola, già condannato in passato per l'omicidio di un carabiniere durante una rapina, il suo braccio destro Salvatore Cava, Umberto Toia, capo dei Tradizione e Beppe Franzo, presidente dell'associazione "Quelli di via Filadelfia": associazione a delinquere, estorsione aggravata, autoriciclaggio e violenza privata le accuse. In corso anche decine di perquisizioni in diverse città italiane.

Oltre ai leader delle varie sigle, risultano coinvolti nell'inchiesta anche un'altra quarantina di soggetti, tutti iscritti nel registro degli indagati: si tratta dei referenti dei gruppi nelle varie città italiane e dei rappresentanti di un altra sigla, il 'Nab' (Nucleo armato bianconero). Secondo gli inquirenti nei confronti della Juventus sarebbe stata orchestrata "una precisa strategia estorsiva" per cercare di ripristinare la situazione precedente alla fine della stagione 2017-2018, il momento in cui il club di Andrea Agnelli ha deciso di chiudere i rapporti con gli ultrà, bloccando tanti privilegi (biglietti in primis) concessi loro. Di conseguenza, alcune tifoserie avrebbero risposto con tentativi di estorsione. "È stata inoltre accertata la capillare attività dei Drughi per recuperare centinaia di biglietti di accesso allo stadio per le partite casalinghe della Juventus, avvalendosi di biglietterie compiacenti sparse su tutto il territorio nazionale". "Il tifo è un pretesto. nemmeno la presenza dei bambini li fermava".

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