"Qualche politico si merita gli insulti ma preghiamo per loro" (Papa Francesco)

Bruno Cirelli
Settembre 16, 2019

Sono parole dure quelle pronunciate da Papa Francesco nel corso dell'udienza ai Cappellani delle carceri italiane, alla Polizia e al personale dell'Amministrazione penitenziaria, ai quali il Pontefice ha chiesto di diventare "costruttori di futuro" e ponti per i detenuti. "Mentre si rimedia agli sbagli del passato, non si può cancellare la speranza nel futuro". Il vostro comportamento, i vostri atteggiamenti, i vostri sguardi sono preziosi.

Tra "le difficoltà" delle carceri c'è "in particolare" il problema del "sovraffollamento degli istituti penitenziari, che accresce in tutti un senso di debolezza se non di sfinimento".

Eppure, aggiunge il Santo Padre, chi è al governo "ha la responsabilità di condurre il Paese: e noi - si chiede - lo lasciamo solo, senza chiedere che Dio lo benedica"? "È essenziale garantire condizioni di vita decorose, altrimenti le carceri diventano polveriere di rabbia, anziché luoghi di recupero". "Siete persone che, poste di fronte a un'umanità ferita e spesso devastata, ne riconoscono, a nome dello Stato e della società, l'insopprimibile dignità".

Poi il necessario sostegno delle famiglie e il ruolo dei religiosi: "avanti quando vi addentrate nelle situazioni più difficili con la sola forza del sorriso e di un cuore che ascolta, avanti quando vi caricate dei pesi altrui e li portate nella preghiera. Dio è più grande di ogni problema e vi attende per amarvi": così Francesco esorta i detenuti ad avere coraggio perché si è nel cuore di Dio anche se ci si sente smarriti e indegni.

"Non lasciatevi mai imprigionare nella cella buia di un cuore senza speranza, non cedete alla rassegnazione".

"Mettetevi davanti al Crocifisso, allo sguardo di Gesù: davanti a Lui, con semplicità, con sincerità. Coraggio, non soffocate mai la fiammella della speranza". "Sta a ogni società alimentarla, fare in modo che la pena non comprometta il diritto alla speranza, che siano garantite prospettive di riconciliazione e di reinserimento".

E ancora una volta il Papa sottolinea: "l'ergastolo non è la soluzione dei problemi, ma un problema da risolvere. Voi, cari fratelli e sorelle, col vostro lavoro e col vostro servizio siete testimoni di questo diritto: diritto alla speranza, diritto di ricominciare".

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