In Toscana 30 morti per batterio New Delhi

Barsaba Taglieri
Settembre 11, 2019

Una vera e propria emergenza quella registrata in Toscana a causa del batterio New Delhi. Si tratta di un dato in corso di aggiornamento", precisa la Regione, in quanto "i dati di mortalità arrivano dopo i casi di notifica delle infezioni.

Da novembre 2018 al 31 agosto di quest'anno i batteri Ndm "sono stati isolati nel sangue di 75 pazienti. I casi sono risultati letali nel 40% dei pazienti con sepsi, percentuale paragonabile alla letalità per questa condizione causata da altri batteri resistenti agli antibiotici", sottolinea l'Ars.

Nel documento viene inoltre riportato il dato dell'ospedale Cisanello di Pisa, insolitamente più alto della media. Nel nosocomio pisano infatti è concentrato: "Il maggior numero di casi di infezione: nell'ultimo monitoraggio, su 31 infetti (dato ad oggi), si registravano 10 casi mortalità, pari al 32%".

Il batterio New Delhi - cosi chiamato perché rinvenuto nel 2009 in un paziente svedese tornato dall'India - è risultato tra l'altro particolarmente resistente agli antibiotici.

Allarme New Delhi in Toscana: 30 decessi accertati

La ricerca attiva dei batteri riguarda i pazienti ricoverati in reparti specifici (terapie intensive e sub-intensive, oncologia, oncoematologia, trapianti, cardiochirurgia, malattie infettive, area medica, riabilitazione) oppure pazienti che presentino caratteristiche di rischio, ricoverati in altri reparti. "Il dato netto di causa-effetto sarà disponibile solo dopo una attenta analisi e valutazione dei sintomi".

"In questi mesi la Regione è stata in costante contatto con il ministero della Salute, e con l'Istituto superiore di sanità". "Nell'interrogazione - ha proseguito l'assessore rispondendo a Marchetti - si fa riferimento alla tardività dell'intervento della Giunta sul tema", con particolare riferimento al decreto del 26 luglio sulle misure di contrasto del batterio, ma, ha ricordato, le prime segnalazioni risalgono a marzo: "L'allarme è partito dal sistema sanitario, e fin dall'inizio il sistema è stato sotto attento monitoraggio e sono state diramate tutte raccomandazioni e indicazioni poi racchiuse nel decreto", esteso a tutta la regione.

"Vengono inoltre individuati indirizzi omogenei a livello regionale per la gestione, sotto il profilo igienico-sanitario, dei pazienti colonizzati/infetti, comprese le istruzioni da fornire alla dimissione, i protocolli terapeutici per la gestione clinica dei casi e le indicazioni per la pulizia ambientale".

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