Quota 100. Ad agosto in pensione 11mila dipendenti pubblici

Paterniano Del Favero
Agosto 23, 2019

Dopo gli enti pubblici e la sanità, a settembre Quota 100, il sistema di pensionamento che cumula età e contributi fortemente voluto dalla Lega di Salvini per superare la legge Fornero, a settembre farà il suo esordio nella scuola. Per rimpiazzare le uscite negli enti locali e nella sanità il cosiddetto Decretone, il provvedimento che disciplina Quota 100, ha previsto la possibilità nei due settori di velocizzare le assunzioni. Da Regioni, Comuni e Province proviene il 55,1% delle domande di pensionamento anticipate, per un totale di 5.694 sulle 10.336 del settore pubblico. Segue la sanità con 2.344 (il 22,7%), soprattutto nel settore dei paramedici, amministrativi e tecnici.

Bene. In teoria tutto questo dovrebbe rendere liberi migliaia di posti di lavoro che potranno ben prestarsi al tanto atteso turnover generazionale per i giovani. Male, perché non sarà così. Prendiamo per esempio la scuola. Di fatto saranno circa 32mila gli insegnanti ad andare in pensione lasciando un vuoto che toccherà ai supplenti (precari) colmare; risultato, una cattedra su cinque sarà precaria.

Nell'infografica realizzata da Centimetri I primi dati ufficiali che l'Inps ha elaborato sulle richieste di uscita che partono dal mese di agosto, quelle degli statali.

Quota 100, il mancato turnover sarà un problema?

E con Quota 100 si prevedono, secondo le stime dell'Inps elaborate dal sindacato medici e dirigenti sanitari Anaao Assomed, 38mila uscite in tre anni. "E' auspicabile che i medici che escono, vengano immediatamente sostituiti sfruttando il Decreto Calabria - spiega Palermo - tenendo conto che attualmente mancano nel Ssn 8 mila medici per via del blocco delle assunzioni". In pratica si può anticipare l'immissione di nuove leve anche in corso d'anno per sostituire nell'immediato chi va in pensione.

Pensioni Quota 100 "svuotacorsie"? Dopo la caduta del governo, infatti, sono in molti a chiedersi se la misura pensionistica verrà rinnovata anche per il 2020. Basti pensare che il rapporto tra infermieri e pazienti deve essere di 1 a 6.

A rischio, per ora, ci sono Comuni, Regioni e Province. Non una buona notizia per la sanità pubblica.

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