Huawei Italia e il centro di Milano nella lista nera Usa

Bruno Cirelli
Agosto 23, 2019

Anche l'Italia è colpita dal bando lanciato dagli Stati Uniti nei confronti di Huawei e delle sue controllate. Il motivo - aveva dichiarato Ross lunedì scorso - non è tanto quello di rendere le cose più difficili a Huawei, quanto quello di assicurarsi che il provvedimento iniziale sia a prova di scappatoie. Il laboratorio di Milano, citato nell'apposita sezione del sito web del Dipartimento del Commercio Usa, è importante perché è stata la prima struttura di ricerche globale, guidata da uno dei più noti scienziati della compagnia, Renato Lombardi, impegnato nello studio delle tecnologie delle microonde usate nella comunicazione mobile e satellitare. Tra queste, è emerso nei dettagli del documento pubblicati in queste ore, sono finite anche due realtà nostrane: Huawei Italia e il laboratorio di ricerca e sviluppo del gruppo cinese in territorio italiano.

Il laboratorio si trova a Milano, ed è stato aperto nel 2008 per poi diventare centro di ricerca globale tre anni dopo, nel 2011. Attualmente, vi lavora un centinaio di dipendenti ad alta specializzazione. Non per niente Huawei ha già manifestato la propria contrarietà alla decisione statunitense di aggiungere ulteriori aziende alla propria lista, e ha anzi chiesto di revocare del tutto il provvedimento; fino al mese di novembre però la posizione potrebbe rimanere bloccata. Sono circa 90.000 i dipendenti di Huawei della ricerca e sviluppo, pari al 45% della forza lavoro totale. Nel 2018 le risorse R&D sono state 101,5 miliardi di yuan (14,37 miliardi di dollari), il 14,1% dei ricavi.

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