Usa, trovato trattamento per l'Ebola: funziona nel 90% dei casi

Barsaba Taglieri
Agosto 16, 2019

L'Ebola potrebbe presto diventare una malattia "prevenibile e curabile". Due dei trattamenti sperimentati con successo, riporta la Bbc citando fonti sanitarie locali, saranno ora usati per trattare tutti i pazienti colpiti.

Quanto a Jean-Pail Muyembe, 77 anni, direttore dell' Istituto di Ricerca Biomedica del Congo e pioniere della lotta all' ebola, ha confessato al quotidiano statunitense "Sono quasi commosso, ho creduto per tanto tempo in questa strada per combattere la malattia".Proprio Muyembe era stato il primo a tentare di usare gli anticorpi del sangue dei sopravvissuti all' Ebola nelle terapie.

I farmaci, denominati Regn-Eb3 e mAb114, agiscono attaccando il virus Ebola e neutralizzando il suo impatto sulle cellule umane. "Si tratta di una buona notizia - ha detto ancora Fauci - perché parliamo dei primi risultati positivi ottenuti dalle terapie anti-Ebola". Per ora è una sperimentazione", ha commentato con cauto ottimismo Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell'Istituto nazionale per le malattie infettive (Inmi) "L. Spallanzani" di Roma, intervistato dall'Adnkronos: "Una cosa è dire che in un trial i farmaci hanno funzionato e altra cosa è far passare il messaggio che siamo di fronte alla cura definitiva contro l'Ebola. L'epidemia di Ebola è purtroppo una questione politica, sono state vaccinate ad oggi 180 mila persone ma il virus continua, anche se meno, a colpite. "La popolazione si muove, molti villaggi sono isolati e diventa difficile intercettare e potenziare i controlli sanitari". "Ora aspettiamo il loro arrivo sul campo".

Lo studio PALM ha preso il via nel novembre 2018 come parte della risposta di emergenza a un'epidemia di virus Ebola in Congo. I test effettuati sui partecipanti, 681 in totale, hanno dimostrato che i soggetti ai quali venivano somministrati l'mAb114 e il REGN-EB3 erano quelli che ne traevano maggiori benefici e cioè che avevano più probabilità di sopravvivenza rispetto agli altri: i dati dimostrano che a morire è stato il 53% dei pazienti che aveva ricevuto il remdesivir e il 49% di quelli a cui era stato somministrato il ZMapp, percentuali che scendevano al 29% per chi aveva ricevuto il REGN-EB3 e 34% per l'mAb114.

Tra i pazienti che sono stati portati in centri di trattamento con basse cariche virali - e quindi infettati solo pochi giorni prima - solo il 6 per cento di coloro che hanno ottenuto il farmaco di Regeneron è deceduto, e solo l'11 per cento di coloro che hanno ottenuto il farmaco Biotherapeutics è deceduto, ha detto Fauci. Le strutture sono state supervisionate dall'Institut National de Recherche Biomédicale (Inrb), il ministero della Sanità della RDC e tre organizzazioni umanitarie mediche: l'Alleanza per l'azione medica internazionale (Alima), l'International Medical Corps (Imc) e Médecins Sans Frontières (Msf).

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