L'inciucio Pd-M5S può fare fuori Salvini. Ma non le istanze sovraniste

Bruno Cirelli
Agosto 16, 2019

Forza Italia non vuole scomparire: gli azzurri hanno messo in chiaro che non sono disponibili a rinunciare al proprio simbolo (e alle proprie liste) alle elezioni.

Luigi Di Maio, ora che l'alleanza di governo si è rotta e deve raccogliere consensi, tenta di utilizzare le stesse tecniche di Matteo Salvini. Così Armando Siri su Affaritaliani dopo che il vicepremir M5s ha accusato la Lega di far cadere il governo per evitare che il Senato votasse l'autorizzazione al sequestro del computer dell'ex sottosegretario della Lega. I sondaggi sono stati diffusi da TermometroPolitico, riguardano un campione di 2.500 intervistati tra il 9 e il 10 agosto, quindi subito dopo le dichiarazioni di Salvini che risalgono al'8 agosto.

Repubblica, il noto quotidiano a tiratura nazionale sottolinea come adesso il Movimento 5 Stelle stia sperimentando i vantaggi che si ottengono con la politica dei due forni. È questo un Paese civile?" si lamenta Siri che poi attacca: "quelli che calunniano e diffamano sia nella pubblica piazza sia a mezzo stampa, sono quelli che invocano il rispetto per la magistratura.

Non risparmia colpi duri all'alleato, accusandolo di non aver tenuto fede all'annuncio di ritirare la delegazione del Carroccio dall'esecutivo: "Sono passati 5 giorni ma stanno ancora tutti lì attaccati alla poltrona".

"Il mio telefono è sempre acceso, sono la persona più paziente del mondo".

Qualche bene informato racconta di quelle che, per ora, possono essere solo rumors o "fantateorie". I manifestanti (circa 600), alcuni con un giubbotto salvagente, hanno scandito slogan fra cui "Vergogna!", "Siamo tutti antifascisti", "Resistenza ora per sempre" e cantando "Bella Ciao" dietro a un cordone di polizia. Che il leader leghista si sia pentito di aver avviato la crisi di governo? Lui e i suoi ministri leghisti hanno annunciato la sfiducia a Giuseppe Conte e al Governo di cui ancora fanno parte. "Il consenso politico si nutre della fiducia degli elettori - si legge ancora -. La tua foga politica e l'ansia di comunicare, tuttavia, ti hanno indotto spesso a operare 'slabbrature istituzionali', che a tratti sono diventati veri e propri 'strappi istituzionali'".

Questi giorni che dividono dal voto di sfiducia al Senato, previsto per il 20, potrebbero e dovrebbero essere utilizzati per tracciare dei punti comuni di un programma che porti ad un governo che possa arrivare a fine legislatura, facendo dimenticare la retorica propagandista di stampo fascista di quel disgraziatissimo ministro dell'Interno che vuole far diventare l'Italia una sorta di Stato dove le libertà fondamentali sarebbero solo un'ipotesi. Di fronte alle dimissioni del presidente del Consiglio - che potrebbero arrivare anche senza un voto - Mattarella darebbe il via ai suoi incontri allo Studio alla Vetrata con i partiti nella ricerca di uno sbocco della crisi. L'avevamo lasciato imbattibile, quand'era riuscito a imporre al parlamento sia il decreto sicurezza bis, sia il Sì alla Tav, grazie pure ai voti del Pd.

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