Papa Francesco ammette di temere il sovranismo: porta alle guerre

Bruno Cirelli
Agosto 11, 2019

Lo ha detto Papa Francesco nell'intervista concessa a Domenico Agasso, vaticanista del quotidiano "La Stampa" e coordinatore di "Vatican Insider" e rilanciata da Vatican news. Non è una frase fatta: il Papa allude alla necessità che i paesi smettano di recitare monologhi isolati e ascoltino i bisogni dei paesi vicini: "A volte si vedono solo monologhi di compromesso". L'identità di Papa Francesco assume valore se in relazione al tutto, che le è superiore perché la include. L'identità è una ricchezza - culturale, nazionale, storica, artistica - e ogni Paese ha la propria, ma va integrata col dialogo. Questo è decisivo: "dalla propria identità aprirsi al dialogo per ricevere dalle identità degli altri qualcosa di più grande".

Papa Francesco torna a parlare anche di migranti: "mai tralasciare il diritto più importante di tutti: quello alla vita". E ancora, ha parlato di una "Chiesa senza frontiere, che si sente madre di tutti e che sa prendere per mano e accompagnare per sollevare". "Prima noi. Noi... noi...": sono pensieri che fanno paura. La sovranita' va difesa, ma vanno protetti e promossi anche i rapporti con gli altri paesi, con la Comunita' europea. Ci tiene a precisare che un che la critica al populismo è cosa diversa dalla critica della cultura del popolo: "Ma una cosa è che il popolo si esprima, un'altra è imporre al popolo l'atteggiamento populista".

Al termine dell'udienza generale, prima di incontrare come sempre gruppi di pellegrini e fedeli provenienti dall'Italia e da ogni parte del mondo, Francesco ha anche ricordato la celebrazione di domani di Edith Stein, compatrona dell'Europa: "La sua è stata una vita contro ogni forma di intolleranza e di perversione ideologica".

Resta che ricevere gli immigrati è evangelico, e quindi cristiano, ha affermato il Papa.

Infine l'immigrazione, su cui il Vaticano non ha dubbi: "Gli immigrati arrivano soprattutto per fuggire dalla guerra o dalla fame, dal Medio Oriente e dall'Africa". Poi ha ricordato che le porte aperte richiedono l'accompagnamento, la promozione e l'integrazione di queste persone. Sulla guerra, dobbiamo impegnarci e lottare per la pace.

Il continente africano e' vittima di una maledizione crudele: nell'immaginario collettivo sembra che vada sfruttato. "Una parte della soluzione è investire lì per aiutare a risolvere i loro problemi e fermare così i flussi migratori". Quarto integrare. Allo stesso tempo, i governi devono pensare e agire con prudenza, che è una virtù di governo. Il nostro tutto è il Vangelo, che manifesta la potenza del nome di Gesù che compie prodigi.

"La deforestazione - conclude Bergoglio - significa uccidere l'umanità".

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