Smartphone, 5G e tumori, l'ISS: 'Non rilevato alcun aumento del rischio'

Barsaba Taglieri
Agosto 9, 2019

L'ISS ha pubblicato un rapporto che fa il punto su radiazioni a radiofrequenze e tumori: una sintesi delle evidenze scientifiche su cellulari, 5G, Wi-Fi, etc. Ciò nonostante, permangono delle incertezze sui tumori intracranici a più lenta crescita, oltre che sull'utilizzo a lungo termine degli smartphone durante l'infanzia.

Gli esperti affermano inoltre nel Rapporto che "i notevoli eccessi di rischio osservati in alcuni studi non sono coerenti con l'andamento temporale dei tassi d'incidenza dei tumori cerebrali che, a quasi 30 anni dall'introduzione dei cellulari, non hanno risentito del rapido e notevole aumento della prevalenza di esposizione".

Anni e anni a dirci che passare troppo tempo con il cellulare all'orecchio o soltanto averlo sul comodino durante la notte poteva provocare un tumore e ora si certifica che non ci sono prove concrete di un collegamento tra il cancro e l'uso del telefonino.

Nel 2011, lo Iarc, cioè l'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, aveva classificato le radiofrequenze nel gruppo 2B, cioè quello dei possibili agenti cancerogeni, in base ad una limitata evidenza nell'uomo e negli animali. "Gli impianti per telecomunicazione sono aumentati nel tempo ma l'intensità dei segnali trasmessi è diminuita con il passaggio dai sistemi analogici a quelli digitali", puntualizza il documento dell'Istituto Superiore di Sanità.

Non solo: gli impianti WiFi hanno basse potenze e cicli di lavoro intermittenti per cui nelle case e nelle scuole in cui sono presenti, danno luogo a livelli di radiofrequenza molto inferiori ai limiti ambientali vigenti. L'esposizione degli utenti è condizionata dall'efficienza della rete: la potenza di emissione del telefono in uso è minore quando la copertura della stazione radio più vicina è migliore. Inoltre, la potenza media per chiamata di un cellulare connesso ad una rete 3G o 4G (Umts o Lte) è 100-500 volte inferiore a quella di un dispositivo collegato ad una rete 2G (GSM 900-1800 MHz).

La riduzione drastica dell'esposizione si ottiene impiegando auricolari o vivavoce.

Per quanto riguarda le future reti 5G, al momento non è possibile prevedere i livelli ambientali di radiofrequenze associati allo sviluppo dell'Internet delle Cose (Iot); le emittenti aumenteranno, ma avranno potenze medie inferiori a quelle degli impianti attuali e la rapida variazione temporale dei segnali dovuta all'irradiazione indirizzabile verso l'utente (beam-forming) comporterà un'ulteriore riduzione dei livelli medi di campo nelle aree circostanti.

"In linea con questa valutazione, la quarta edizione del Codice Europeo contro il Cancro chiarisce che le radiazioni non ionizzanti, inclusi i campi elettromagnetici a RF, non sono una causa accertata di tumori e pertanto non vengono menzionati nelle raccomandazioni finalizzate a ridurre il rischio di tumori". Anche l'ipotesi di un'associazione tra radio frequenze emesse da antenne radiotelevisive e incidenza di leucemia infantile, suggerita da alcune analisi di correlazione geografica, non appare confermata dagli studi epidemiologici con dati individuali e stime di esposizione basate su modelli geospaziali di propagazione.

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