L'economia dello zero gialloverde | F.Daveri

Paterniano Del Favero
Agosto 1, 2019

L'economia italiana è ancora in stagnazione. Nel secondo trimestre del 2019 si stima che il prodotto interno lordo (Pil), espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2010, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, sia rimasto stazionario sia rispetto al trimestre precedente, sia nei confronti del secondo trimestre del 2018.

Sempre nel secondo trimestre 2019, infatti, il Pil è salito dello 0,2%, sia nell'Eurozona che nella Ue a 28: rallenta dunque visto che nel trimestre precedente era cresciuto di 0,4% nella zona Euro e di 0,5% nell'Ue 28. E a zero secondo l'Istat è anche la cosiddetta crescita acquisita, cioè la crescita che si otterrebbe in tutto il 2019 se nel terzo e quarto trimestre 2019 la crescita trimestrale fosse pari a zero. Una cifra che però non basta a far scattare il segno più davanti al dato. Inoltre crescono i dipendenti, sia permanenti sia a termine (+52 mila nel complesso) e diminuiscono gli indipendenti (-58 mila). Con una crescita tra le donne (+15 mila) e una diminuzione tra gli uomini (-21 mila). Resta invece invariato il tasso di inattività fermo al 34,3% per il quinto mese consecutivo. Se il Pil non si muove, la disoccupazione ha registrato a giugno il tasso più basso dal 2012. "Noi ce la stiamo mettendo tutta e sappiamo di avere contribuito a questi risultati con i provvedimenti che abbiamo portato avanti in questo anno". Per farsi un'idea preliminare si può osservare che la Germania esporta l'8,8 per cento del suo export in Usa e solo il 6,8 per cento in Cina, mentre per gli altri grandi paesi europei la differenza è anche più rilevante: l'Italia vende in America il 9,2 per cento del suo export e in Cina solo il 3,8 per cento, la Francia rispettivamente il 7,3 e il 4,1 per cento e la Spagna il 7 per cento contro il 2,3 per cento.

Ad aggravare la situazione economica del Paese con la crescita zero del Pil le scelte politiche prese dal governo Conte negli ultimi 12 mesi, che hanno aggravato il debito pubblico, l'assistenzialismo e la spesa corrente a discapito degli investimenti che, volente o nolente, continuano ad essere bloccati, soprattutto quelli verso le infrastrutture che potrebbero contribuire positivamente allo sviluppo.

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