Comitato Bioetica: "Il suicidio assistito è diverso dall'eutanasia"

Barsaba Taglieri
Agosto 1, 2019

Il Comitato Nazionale di Bioetica non prende posizione, crede sia opportuno innanzi tutto distinguere e riflettere.

Ciò che lega il parere del Comitato Nazionale per la Bioetica alla vicenda di Dj Fabo è esplicitato nel documento con queste parole: "Oggetto di questo Parere è la questione sollevata dalla Corte di Assise di Milano (ordinanza 14 febbraio 2018), che dubita della legittimità dell'art". Il riferimento è al caso di Marco Cappato e "alla sospetta illegittimità costituzionale dell'art". 580 del Codice penale, che disciplina, e vieta, qualsiasi forma di aiuto o istigazione al suicidio.

Una prima osservazione è proprio nei titoli con cui in alcuni siti viene presentato il testo: ci sono sottolineature diverse, in parte complementari, che si mitigano nella lettura degli articoli corrispondenti, ma danno l'idea del rischio di semplificazioni e di strumentalizzazioni. Indispensabile quindi una lettura diretta del testo, che nella sua complessità e ampiezza si può consultare direttamente sul sito del CNB. Altri ancora sottolineano come non si dia una immediata traducibilità dall'ambito morale a quello giuridico.

Nel frattempo il comitato di Bioetica, dopo una lunga discussione, in un documento approvato con una maggioranza risicata per il fermo no dei cattolici, a conferma della spinosità dei temi trattati, ha messo nero su bianco pareri e raccomandazioni, soffermandosi in particolare sulla differenza esistente tra la pratica dell'eutanasia e quella del suicidio assistito.

E in attesa dunque che il dibattito si avvii, soprattutto sul versante politico, suscitano impressione i numeri sulle richieste di viaggi all'estero per accedere alle pratiche di suicidio assistito e di eutanasia resi noti dall'associazione Exit Italia. Attesa a settembre la sentenza della Consulta su chi aiuta una persona a commettere suicidio assistito. Dal punto di vista strettamente più pragmatico, il Comitato non ha potuto far a meno di constatare che "l'enorme sviluppo delle tecnologie in medicina, per un verso consente di curare pazienti che fino a pochi anni fa non avrebbero avuto alcuna possibilità di sopravvivenza, e per l'altro in alcuni casi porta anche al prolungamento della vita in condizioni precarie e di grandissima sofferenza". Il comitato "chiede che sia documentata all'interno del rapporto di cura un'adeguata informazione data al paziente in merito alle possibilità di cure e palliazione".

Il suicidio assistito è diverso dall'eutanasia.

EUTANASIA (anche detta eutanasia attiva) - E' l'infusione di un farmaco che interrompe, in maniera rapida e indolore, la vita del malato che lo richiede. A compiere il gesto di somministrare la sostanza letale e' una persona terza, un sanitario che la infonde endovena a chi ritiene di patire sofferenze eccessive a livello fisico o esistenziale.

INTERRUZIONE DEI TRATTAMENTI - E' un termine a volte indicato in modo improprio come eutanasia passiva, ma non ha nulla a che vedere con l'eutanasia. Le questioni in gioco sono vaste e complicate, io qui ne citerei soltanto due: in primo luogo il bilanciamento tra due diritti costituzionalmente garantiti, il valore della vita e l'autodeterminazione individuale; in secondo luogo il ruolo e il senso della professione medica, e a ciò connesso il problema se il senso della cura possa estendersi sino a includere al suo interno l'aiuto al morire. Ad esempio, il distacco del ventilatore meccanico per Piergiorgio Welby e Walter Piludu, o della nutrizione e idratazione nel caso di Eluana Englaro (la cui volonta' e' stata ricostruita quando lei non era piu' capace di intendere e volere). "Non mancano casi in cui la procedura si avvale di macchine che possono aiutare il paziente con ridotta capacità fisica ad assumere il prodotto letale predisposto (dal medico o da altri)".

Il documento esamina la vicenda di Dj Fabo e di Mario Cappato, che aiutà il primo - tetraplegico e cieco - ad arrivare in Svizzera, dove andò in una clinica appositamente attrezzata per l'eutanasia (che in Svizzera è legale). "Ma il Comitato non è un'Accademia ed il suo compito è dare un orientamento chiaro e non, al contrario, lasciare chi legge in una situazione ambivalente che produce smarrimento".

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