L'attimo fuggente: cinquant'anni fa l'uomo sulla Luna

Bruno Cirelli
Luglio 21, 2019

Il Moon Day segna il 50esimo anniversario dello sbarco sulla Luna, un traguardo per il genere umano che non si poteva non festeggiare. Però quella notte, in quel momento, l'Italia, come il mondo, si fermò per un'attesa lunga 28 ore. I contribuenti si erano stancati di finanziare quella che era diventata in modo quasi imbarazzante una routine, né gli importava troppo del'aspetto scientifico (quintali di rocce, ancora oggi non tutte analizzate): il progetto Apollo - i cui costi furono talmente enormi da soffiocare sul nascere per decenni qualsisi ipoetsi di ritorno - si rassegnò a partorire lo Skylab, a collaborare con i russi e a fare spazio agli shuttle, lasciando l'esplorazione umana dello spazio a un futuro incerto.In prospettiva, mezzo secolo dopo, non occorre più tanto decidere se regalare un altro sogno, quanto se veramente sia ancora tale: se, cioè, il ritorno sulla Luna o la "conquista" di Marte valgano veramente la pena agli occhi di un'umanità che alle prese con i problemi attuali non abbia più voglia di fare un altro "grande salto". Dei tre astronauti lanciati nello spazio solcarono la regolite lunare - attorno alle 05:00 ora italiana di domenica 21 luglio 1969 - il comandante Neil Armstrong e il pilota Buzz Aldrin, sganciatisi dal Modulo di comando e servizio (CSM) Columbia a bordo del Modulo Lunare (LEM) Eagle.

Per realizzarlo Miller ha avuto a disposizione centinaia di ore in formato pellicola a 70mm, ritrovate di recente da un archivista del Nara (National Archives and Records Administration) l'agenzia statunitense che si occupa di preservare documenti governativi e storici, e poi poi digitalizzate in 4K.

Cinquant'anni fa gli Stati Uniti sono riusciti in un'impresa che sembrava impossibile: portare l'uomo sulla Luna e riportarlo a casa sano e salvo. Secoli di fede, credenze, sogni, illusioni, poesie e immaginazione di narratori.la Luna era davvero lì, sotto i loro piedi. A ritornare sulla Luna, come 'trampolino' verso Marte e, chissà, un giorno verso nuovi pianeti che possano ridare speranza all'umanità. Collins, mentre i colleghi passeggiavano sulla regolite lunare, è stato l'uomo più isolato di tutti, anche perché perdeva regolarmente le comunicazioni quando orbitava sul lato nascosto del satellite, ma ha affermato che non si sentiva affatto solo, e che era pienamente suo agio: "ho bevuto anche un caffè caldo".

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