Chi è Ursula Von Der Leyen, il nuovo presidente della Commissione Ue

Paterniano Del Favero
Luglio 18, 2019

Designata dai Ventotto a prendere il posto dell'uscente Jean-Claude Juncker, è stata eletta dai deputati europei che hanno votato a scrutinio segreto, sul filo: 383 voti a favore (su 733 votanti), la maggioranza necessaria prevista era di 374 voti. Nel luglio del 2014 Jean-Claude Juncker fu eletto con una maggioranza ben più ampia: 422 sì e 250 contrari. Lei, durante le repliche al suo discorso, ha espressamente dichiarato di non volere i voti dei sovranisti ma la sua posizione così rigida nasconde un retroscena che vale la pena raccontare. La ministra tedesca, che adesso si dimetterà dal suo precedente incarico, ha puntato tutto quindi sul sostegno delle forze pro-Ue, dichiarandosi "sollevata per non avere il sostegno dei sovranisti". Il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, le rivolge subito "i migliori auguri per l'esercizio del suo mandato". "Ma bisogna ridurre la migrazione irregolare e combattere gli scafisti". Nell'ottica elvetica qualcuno potrebbe comunque pensare che, quale donna politica tedesca, abbia maggiore affinità con la Confederazione che un presidente Ue proveniente dalla Polonia o dalla Croazia. I socialisti sono invece arrivati divisi al voto. Nel pomeriggio il capogruppo dei Liberali-centristi Renew Europe, Dacian Ciolos, ha sciolto la riserva: "Non vediamo l'ora di lavorare intensamente con lei per far progredire l'Europa. Per completare questo lavoro e per garantire che le nostre aziende possano competere su un piano di parità, introdurrò una tassa sul carbonio per evitare la rilocalizzazione delle emissioni di carbonio", ha proseguito parlando anche di "un fondo per una transizione giusta" in grado disostenere le categorie più colpite dalla decarbonizzazione. Tra i tre gruppi sono infatti mancati oltre una settantina di europarlamentari: franchi tiratori e schede bianche sono la prova che Von Der Leyen è invisa a una parte consistente dell'emiciclo. Un saluto in inglese, francese e tedesco, che rispecchia la volontà di presentarsi come una candidata trasversale ed "ecumenica"; tre lingue che rappresentano però anche tre città - Londra, Bruxelles e Berlino - che hanno segnato profondamente la storia personale di Von der Leyen, la cui candidatura è stata confermata ieri dal Parlamento europeo.

La Lega, indecisa fino all'ultimo momento, aveva convocato una riunione poco prima del voto, per poi annunciare il suo 'no'. In quella riunione, i leader hanno di fatto affossato il sistema degli "Spitzenkandidaten", che riconosceva al Parlamento il diritto di indicare i concorrenti dei vari partiti per la guida della Commissione. Non ci piace dare il nostro voto a favore di programmi troppo spostati a sinistra, che sono lo specchio di quelli che abbiamo già visto nella scorsa legislatura. Questo non è esattamente il criterio meritocratico che dovrebbe guidare la scelta dei commissari e che tutti si aspetterebbero. "Vedremo se confermerà questa volontà di contrastare scafisti e trafficanti, altrimenti se la votano loro". "Per me solamente una cosa è importante, l'Europa va rafforzata e chi la vuole fare fiorire mi avrà dalla sua parte, ma chi vuole indebolire questa Europa troverà in me una dura nemica", ha detto ancora la candidata Ursula von der Leyen.

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