Canone Rai e pubblicità, Paragone (M5s) deposita ddl per abolirlo

Ausiliatrice Cristiano
Luglio 18, 2019

No alla eliminazione del tetto alla pubblicità che, anzi, deve essere reso più stringente anche per redistribuire le risorse a favore di carta stampata, siti web e agenzie di stampa.

L'abolizione del canone Rai potrebbe presto divenire una realtà. E' questa in estrema sintesi la visione del senatore pentastellato Primo Di Nicola e vicepresidente della Commissione di Vigilanza Rai, attento osservatore dell'evoluzione in atto nel mondo dei media e della mission specifica del Servizio Pubblico e quindi della Rai.

Ieri era emersa l'intenzione del Movimento 5 Stelle di puntare a questo nuovo modello per la Rai, da affiancare anche alla proposta di legge Liuzzi riguardante la revisione della governance del servizio pubblico, con l'obiettivo di togliere la politica dalla Rai. Proprio l'evasione del canone è stato per anni un problema di non poco conto che vari esecutivi hanno cercato di risolvere, e che è stato risolto quando il governo Renzi l'ha modificata da tassa a parte a tassa inclusa nella bolletta della luce.

Purtroppo, a domanda di una signora anziana invalida, con un reddito inferiore agli 8.000 euro lordi annui, l'Agenzia delle Entrate ha replicato che, dall'anno 2008, i soggetti di età pari o superiore a 75 anni che hanno un reddito proprio e del coniuge non superiore complessivamente a 516,46 euro per tredici mensilità, in assenza di conviventi (ricordiamoci questo passaggio), sono esenti dal pagare il canone rai esclusivamente nel luogo di residenza.

Da anni il canone Rai è imposto a tutti gli Italiani che possiedono un Televisore. Lo Stato avrebbe deciso in tal senso per cercare di contrastare l'evasione, visto che prima moltissimi non pagavano il canone, mentre adesso che è inserito nella bolletta elettrica, non possono sfuggire. "Assolutamente no. Un Servizio Pubblico serio non deve essere tradotto in una linea editoriale pesante", secondo Primo Di Nicola. "Operando in sinergia con la rete distributiva più capillare d'Italia, valorizzando le opportunità offerte dalla digitalizzazione dei servizi a sostegno dellosviluppo, e cogliendo i vantaggi offerti dalla convergenza tra pagamenti digitali e telecomunicazioni mobili, il centro di Bologna consentirà di realizzare il percorso di sviluppo e innovazione delineato dalpiano industriale Deliver 2022, fornendo un contributo decisivo per la diffusione dell'e-commerce e delladigitalizzazione nel Paese". Non solo l'opposizione si dice contraria alla proposta ma anche l'Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai.

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