Il ministro del Lavoro Usa si è dimesso per il caso Epstein

Bruno Cirelli
Luglio 14, 2019

Il ministro del Lavoro, Alexander Acosta, si è dimesso per il caso Jeffrey Epstein, accusato di aver abusato di decine di minorenni.

"Non lo vedo da almeno 15 anni", ha detto di recente Trump, spiegando che il rapporto con l'affarista newyorchese, che era di casa nella sua residenza di Mar-a-Lago, si è interrotto per un litigio. "E' stato un ottimo ministro". Una scelta che Acosta, di fronte agli attacchi di molti democratici, ha difeso con forza in una conferenza stampa, affermando che la decisione presa fu la più giusta viste le circostanze di allora.

Le critiche mosse ad Acosta sono quelle di non aver fatto per intero il suo dovere quando una decina di anni fa era procuratore federale nel sud della Florida, gestendo in maniera non appropriata un procedimento penale contro Epstein e altri uomini d'affari accusati di reati sessuali. Una chiusura di un'indagine in tempi brevi che avrebbe potuto portare il milionario ad una condanna all'ergastolo. L'arresto di Epstein con nuove rivelazioni ha riportato alla luce il ruolo tenuto da Acosta come procuratore. L'accordo venne preso con i legali del miliardario, senza informare gli avvocati delle vittime.

Mercoledì il ministro si era difeso, dicendo che erano mancate prove forti per portare avanti l'inchiesta e che il suo desiderio era quello di vedere Epstein in carcere.

Alla fine ha deciso di dimettersi per cercare allontanare le ombre dall'esecutivo di Trump.

Il ministro del lavoro Usa ha annunciato le sue dimissioni parlando con i giornalisti davanti alla Casa Bianca al fianco del presidente Trump. A riferirlo sono stati i media statunitensi, secondo cui la procura di New York ha ricevuto dati finanziari che dimostrerebbero che Epstein usò 350mila dollari per pagare i possibili complici.

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