Savona: su di noi pregiudizi, Italia non è un problema ma risorsa

Paterniano Del Favero
Giugno 16, 2019

Ne è convinto il presidente della Consob, Paolo Savona, che nel suo discorso al mercato finanziario parla di una "caverna di Socrate" per descrivere l'Italia, dove "le luci fioche della conoscenza che in essa penetrano proiettano un'immagine distorta della realtà", con un "vociare a senso unico che stordisce". Il cosiddetto briefing è un appuntamento classico che precede di un paio di ore il discorso del presidente, per illustrarne le linee guida della relazione.

I giudizi negativi espressi sull'Italia da istituzioni sovranazionali, enti nazionali e centri privati sono "prossimi a pregiudizi" perché non tengono conto dei due pilastri dell'economia del Paese, vale a dire la competitività delle imprese e il risparmio.

I sospetti sulla possibile insolvenza del debito pubblico italiano sono "oggettivamente infondati". Di conseguenza, l'approccio non può che essere macroeconomico ma, soprattutto, riaffiora il pensiero del professore che ha teorizzato la possibilità di sconfessare le regole condivise e sottoscritte dall'Italia, dal Trattato di Maastricht al patto di stabilità, pur di ridare fiato all'economia nazionale. "Se il criterio di razionalità indicato venisse accettato a livello europeo e fosse rispettato dalle autorità di governo, si restituirebbe ai debiti sovrani, incluso quello italiano la dignità di ricchezza protetta che a essi attribuiscono giustamente gli investitori".

Per l'economista ed ex ministro agli Affari europei, siccome la teoria economica e la ricerca empirica non sanno indicare il legame ottimale tra il debito pubblico e il Pil, l'esempio del Giappone, con un mix di bassa crescita, invecchiamento della popolazione e un debito/Pil al 236%, è "istruttivo".

"Se la fiducia nel Paese è solida e la base di risparmio sufficiente, livelli di indebitamento nell'ordine del 200 per cento rispetto al Pil non contrastano con gli obiettivi economici e sociali perseguiti dalla politica". "Ogni indicatore che comporta l'esistenza di un limite oggettivo alla crescita, come l'output gap, resta privo di validità storica e pratica, ancor prima che logica".

"Questo titolo migliorerebbe - dice Savona - la componente monetaria, controllerebbe alcuni disturbi della stabilità finanziaria e attenuerebbe le divergenze nei tassi dell'interesse all'interno dell'Eurozona".

"Esistono alcuni effetti distorsivi legati alla sottovalutazione di alcuni aspetti importanti della solidità economica del Paese", ha detto Savona, citando la posizione finanziaria dell'Italia con l'estero, sostanzialmente in equilibrio, e il fatto che dal 2013 disponiamo di flussi di risparmio in eccesso rispetto all'uso interno.

Savona poi punta il dito contro "l'insufficiente utilizzo" del risparmio italiano all'interno del Paese.

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