Dobbiamo prendere seriamente la dipendenza da videogiochi — Sony

Barsaba Taglieri
Mag 27, 2019

Come vi avevamo segnalato a inizio settimana, i 194 membri dell'Organizzazione Mondiale della Sanità si sono riuniti nella giornata di venerdì per la 72ª World Health Assembly.

Nel frattempo, l'industria dei videogiochi si è espresso a sfavore di quanto emesso dalla WHO, dichiarando che ciò che conta è la moderazione, come in qualsiasi altro medium e qualsiasi altra forma di intrattenimento: l'uso eccessivo, qualsiasi cosa sia, è sempre dannoso. E che, per certi versi, cambia definitivamente la sua stessa percezione da parte del grande pubblico. L'OMS, in quella occasione, descriveva la dipendenza da videogiochi come uno spettro ben preciso di comportamenti legati al gaming, e naturalmente ad un abuso compulsivo delle sue bellezze. Per parlare di malattia in merito ai videogiochi è necessario che il soggetto presenti dei comportamenti caratterizzati da un alterato controllo del gioco in cui viene data maggiore priorità allo stesso rispetto ad altri interessi e attività quotidiane, nonostante il manifestarsi di conseguenze negative.

Per essere considerato patologico, continua il capitolo dedicato al problema, il comportamento deve essere reiterato per 12 mesi, "anche se la durata può essere minore se tutti i requisiti diagnostici sono rispettati e i sintomi sono gravi". Il nuovo testo entrerà in vigore dal gennaio 2022 con oltre 55.000 patologie descritte e catalogate a livello internazionale. La commissione ha infine riconosciuto la dipendenza dei videogiochi come una vera e propria malattia.

I rappresentanti dell'Organizzazione affermano di essersi consultati con diversi esperti di vari campi della medicina prima di giungere a queste conclusioni. L'obiettivo finale è quello di spingere l'adozione di misure preventive e terapeutiche per i soggetti coinvolti.

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