Avviato il maxi piano di dismissione del Demanio, riguarda molti edifici

Paterniano Del Favero
Mag 27, 2019

Il lavoro di ricognizioni, analisi e valutazioni è alla base del maxipiano di dismissioni, grazie al quale le casse dello Stato accoglieranno 950 milioni di euro. In tutto sono mille e seicento i beni che, tra un decreto specifico e bandi di gara, saranno messi sul mercato.

I 400 immobili di più valore sono stati presi in 'affido' dal MEF che proprio sul finire del 2018 è riuscita ad inserire nella legge di bilancio un decreto ad hoc che consiste in un programma di dismissioni immobiliari di carattere straordinario. La manovra ha stabilito in particolare che entro il 30 aprile 2019 sia approvato con un Dpcm (su proposte del Mef) un piano di cessione di immobili pubblici e siano disciplinati i criteri e le modalità di dismissione degli immobili da attuarsi nel triennio 2019-2021. Gli introiti stimati ammontano a 950 milioni per il 2019, 150 milioni per il 2020 ed altrettanti 150 milioni per il 2021. I decreti mancano ancora tutti, ma non per questo il processo è del tutto fermo.

L'Agenzia del Demanio sta passando in rassegna, in modo meticoloso, gli immobili pubblici. Dall'inizio di gennaio, l'Agenzia del Demanio ha avviato una ricognizione patrimoniale a largo spettro e ha avviato i primi contatti con gli enti locali per sollecitare la conferma o la rinuncia al trasferimento di beni. L'Agenzia del Demanio ha messo all'asta anche altri 1200 edifici che nelle prossime settimane saranno venduti a dei nuovi proprietari. Le gare concluse, per ora, si fermano a 9; sono stati aggiudicati: appartamenti a Padova, Milano e Venezia, un palazzo nobiliare a Torino, alcuni terreni agricoli in Veneto.

L'elenco dei beni da dismettere, entro l'estate, si arricchirà anche delle numerose case cantoniere distribuite da Nord a Sud e, sicuramente, questa notizia sarà ben accolta da quanti si sono sempre chiesti che fine avrebbero fatto questi immobili in disuso da parecchi anni che, nonostante tutto, continuavano a gravare sulle spalle dei contribuenti italiani.

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