Scoperta Torino-Usa: il gene che provoca il rigetto nei trapianti

Barsaba Taglieri
Mag 20, 2019

Si chiama LIMS1 ed è sostanzialmente un gene che provoca il rigetto nei trapianti di organo uno dei problemi più grandi i proprio per questa tecnica definita salvavita. Descritta sulla prestigiosa rivista scientifica New England Journal of Medicine, la ricerca è stata condotta dalla Columbia University di New York, in collaborazione con alcuni centri europei, tra i quali la Città della Salute di Torino e l'Università del capoluogo piemontese. In sostanza, si crea incompatibilità tra chi ha caratteristiche genetiche in grado di produrre la proteina LIMS1 e chi ne è privo.

Speranze. Come spiegato dalla dottoressa Silvia Deaglio, ricercatrice presso il Dipartimento di Genetica dei Trapianti dell'Università di Torino e coautrice dello studio, la scoperta ha due distinti benefici: il primo è quello di poter accoppiare con maggior accuratezza donatori e riceventi sulla base di queste informazioni genetiche, abbattendo di fatto il rischio di rigetto.

Ogni anno, meno del 30 per cento dei pazienti in attesa di trapianto lo riceve. Sono state analizzate più di 2700 coppie donatore-ricevente di trapianto renale, quasi 800 delle quali di Torino. Coloro che ricevono un trapianto partiamo con una probabilità di sopravvivenza di circa 70% a 5 anni rispetto ad una prospettiva che senza trapianto nella migliore delle ipotesi sarebbe peggiore. È anche vero che una certa quota di trapianti smette di funzionare nel tempo, principalmente perché il sistema immunitario dell'ospite riconosce l'organo trapiantato come diverso e lo rigetta.

Arriva un nuovo passo avanti nella ricerca che agevola la vita dei pazienti in attesa di un trapianto. Circa il 20% di coloro che attendono un trapianto di rene lo attende per la seconda volta. "Introducendo anche l'analisi sulla presenza del gene LIMS1 si potranno migliorare gli abbinamenti tra donatore e ricevente e, di conseguenza, l'esito dei trapianti". Al contrario, il 40% degli individui invece possiede varianti genetiche che non permettono di esprimerla. Inoltre, l'esperta riferisce che lo studio "ha permesso di mettere a punto le analisi di laboratorio per intercettare la presenza di anticorpi contro la proteina LIMS1. Potremmo dunque utilizzarle per monitorare i trapianti ed accorgerci se compaiano questi anticorpi dopo trapianto, prima dei segni clinici di rigetto, in una fase che renda più efficace la terapia anti-rigetto".

Quali potranno essere gli ulteriori sviluppi di questa ricerca? . Antonio Amoroso, responsabile del gruppo di Genetica dei Trapianti e direttore di Immunogenetica e Biologia dei Trapianti della Città della Salute - questa proteina è espressa anche in altri organi, cuore e polmoni. Il prof. Amoroso e la prof.ssa Deaglio ricordano che questo studio si è concentrato sui trapianti di rene.

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