Nave carica di armi si dirige verso Genova

Bruno Cirelli
Mag 20, 2019

"Al momento la nave ha fatto altri accosti in passato e non c'erano problemi di natura tecnico-nautici".

"Dal punto di vista tecnico nautico se la nave ha i requisiti per entrare in porto, come già avvenuto in passato, avrà l'autorizzazione" ha dichiarato il comandante della capitaneria del porto di Genova Nicola Carlone. Genova si schiera contro la nave saudita che trasporta armi. "Da parte mia quindi non ci sono obiezioni" ha detto ancora Carlone precisando che "la richiesta di accosto non è ancora arrivata". Da sempre i portuali, non solo i genovesi, portano avanti una battaglia pacifica contro i traffici di armi e le guerre, basti ricordare lo storico boicottaggio dei camalli delle navi Usa all'epoca della guerra del Vietnam nei primi anni '70.

Mentre i delegati della Filt Cgil della Culmv e dei terminal privati si sono riuniti e hanno chiesto formalmente al segretario nazionale Natale Colombo di farsi carico della situazione e prendere una posizione contraria all'attracco della nave. "È su un caso come questo - aggiunge il dirigente sindacale - che il ministro degli Interni, mantenendo fede ai trattati internazionali sottoscritti a difesa dei diritti umani e contro i conflitti armati che uccidono migliaia di civili innocenti, dovrebbe intervenire e chiudere i nostri porti per evitare che la nave in questione possa caricare armi anche nel nostro paese"."Resteremo vigili e al fianco dei lavoratori portuali di Genova - sostiene infine Colombo - affinché nessuno utilizzi i nostri porti per alimentare conflitti armati che violano i diritti umani".

Secondo le associazioni pacifiste - prima su tutte Amnesty International - la nave Bahri Yanbu non deve attraccare in Italia perché "è reale e preoccupante la possibilità che anche a Genova possano essere caricate armi e munizionamento militare".

Tutto ruota attorno ai cannoni Caesar prodotti in Francia che secondo il sito francese di giornalismo investigativo Disclose, autore di un'inchiesta forte di documenti dei servizi segreti, sarebbero già stati venduti nell'autunno del 2018 all'Arabia Saudita che li avrebbe impiegati nello Yemen e, in particolare, avrebbero causato molte vittime fra la popolazione civile. Ma in Italia, proseguono le associazioni, "nonostante il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, lo scorso 28 dicembre abbia affermato che 'il governo italiano è contrario alla vendita di armi all'Arabia Saudita per il ruolo che sta svolgendo nella guerra in Yemen. È possibile che per una volta Conte, Di Maio, Salvini e Toninelli si trovino d'accordo per salvare vite umane?". Intanto in città sale la tensione e alcune associazioni stanno decidendo le eventuali forme di protesta.

Un gruppo di associazioni, tra cui Amnesty International Italia, Comitato per la riconversione RWM e il lavoro sostenibile, Fondazione Finanza Etica, Movimento dei Focolari Italia, Oxfam Italia, Rete della Pace, Rete Italiana per il Disarmo e Save the Children Italia denuncia come esista "il fondato pericolo che i porti italiani accolgano gli operatori marittimi che trasferiscono sistemi di armi e munizioni destinati a paesi in conflitto: armi che possono essere usate - com'è già accaduto - per commettere gravi violazioni dei diritti umani e che anche secondo i trattati internazionali firmati dal nostro Paese non dovrebbero essere consegnate".

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