Migranti. La Corte Europea No a rimpatri forzati nei paesi d'origine

Bruno Cirelli
Mag 18, 2019

Per la Corte di Giustizia dell'Unione Europea, la Carta dei diritti fondamentali dell'Ue vieta di rimandare indietro un cittadino di uno Stato fuori dall'Ue verso un paese dove la sua vita o la sua libertà non sono garantite. L'ultima sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione europea chiarisce alcuni dettagli di una direttiva comunitaria del 2011 con la quale erano regolamentati la revoca o il rifiuto del riconoscimento dello status di rifugiato collegati alla protezione della sicurezza della comunità di uno Stato membro. In base al diritto europeo, qualsiasi rifugiato in fuga da un Paese in cui rischia la tortura o altri trattamenti inumanti vietati dalla Convenzione di Ginevra non potrò né essere rimpatriato nè essere respinto nel Paese di provenienza.

I giudici della Corte precisano che le disposizioni previste per il caso in questione dei cittadini rifugiati nei due Paesi in oggetto sono valide ma la decisione di revocare o rifiutare il riconoscimento dello status di rifugiato non produce l'effetto di privare una persona ne' dallo status di rifugiato ne' dei diritti che la Convenzione di Ginevra ricollega a tale status.

Questo è quanto stabilito oggi con una sentenza che farà discutere e riaccenderà il dibattito politico sui rimpatri, nonostante il numero di essi sia esiguo rispetto agli arrivi. "La Corte ribadisce con forza un principio cardine del diritto internazionale: il 'non refoulement' che tutela la vita e la dignità delle persone e la cui violazione deve essere condannata anche quando avvenga in modo indiretto, con la consegna a stati o enti terzi di persone che subiranno tortura o morte". Poiché può essere revocato lo status di rifugiato, in caso di rischio per sé stesso e per la comunità, perdendo determinati benefici previsti dalla direttiva, ma non permette il rimpatrio. Quindi, che il cittadino di un paese extra-UE o un apolide abbia un fondato timore di essere perseguitato nel suo paese di origine o di residenza, questa persona dev'essere qualificata come rifugiato ai sensi della direttiva e della Convenzione di Ginevra e ciò indipendentemente dal fatto che lo status di rifugiato ai sensi della direttiva le sia stato formalmente riconosciuto. La Carta dei diritti fondamentali dell'Ue, inoltre, vieta espressamente la tortura e i trattamenti inumani, a prescindere dal comportamento dell'interessato. Intendiamoci, se un rifugiato si comporta bene e se teme di essere perseguiato, è giusto continuare a ospitarlo. "Comunque io non cambio la legge, chi stupra e spaccia torna a casa".

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