Migranti: il gip di Catania archivia l'inchiesta sulla nave Open Arms

Bruno Cirelli
Mag 18, 2019

Dopo che i pm di Agrigento ha salvato la Mare Jonio decidendo di non procedere con il sequestro preventivo della nave, un'altra vittoria per le Ong arriva da Catania, dove la Procura ha chiesto l'archiviazione delle accuse a carico del comandante e del capo missione della Pro Activa Open Arms.

Ci vorranno anni per rendersi conto che la lotta alle ONG è stato il sentiero più veloce e codardo per esimersi dal dare risposte reali al problema dell'immigrazione (che continuerà, e ora con la guerra in Libia forse aumenterà ancora) e per svicolare da una soluzione europea che richiederebbe invece capacità diplomatiche, senso di responsabilità e credibilità. Reati per cui la Procura Iblea ha, nel dicembre scorso, emesso un avviso di conclusione indagine dei confronti del comandante Marc Reig Creus e del capo missione Ana Isabel Montes Mier della Open Arms, indicando come parte lesa il ministero dell'Interno. Fu il gip di Catania Nunzio Sarpietro a deciderlo accogliendo la richiesta della procura distrettuale di Catania.

I due erano indagati per associazione per delinquere finalizzata all'immigrazione clandestina per lo sbarco a Pozzallo del 17 marzo 2018.

La notizia è stata anticipata da Radio Radicale che cita alcune fonti legali. La Guardia costiera italiana aveva raccomandato di consegnarli ad una nave libica in quanto gli sviluppi dell'operazione sarebbero stati gestiti dalle autorità libiche. Quest'ultima, arrivata sul posto, aveva soccorso i migranti in difficoltà a bordo dei gommoni. Nel mentre esulta l'Ong spagnola: "Oggi è stato fatto un ulteriore passo verso la verità". La nave aveva quindi sbarcato le persone soccorse, 218 migranti, a Pozzallo, in provincia di Ragusa. Inoltre, aveva rimarcato come "nonostante la vicinanza con l'isola di Malta, la nave proseguì la navigazione verso le coste italiane, come era sua prima intenzione".

L'Ong si difendeva sostenendo di avere agito "in stato di necessità per salvare vite umane".

L'inchiesta a Catania era stata coordinata dal procuratore distrettuale Carmelo Zuccaro e dai sostituti Fabio Regolo e Andrea Bonomo che disposero il sequestro della nave perché, sosteneva l'accusa, "l'obiettivo primario è salvare migranti e portarli in Italia, senza rispettare le norme, anzi violandole scientemente".

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