No rimpatrio a rifugiato se rischia la vita

Bruno Cirelli
Mag 15, 2019

Arriva infatti dalla Corte Ue con sede in Lussemburgo l'ultima, aberrante sentenza: da oggi i rifugiati possono delinquere impunememte e nessuno li può cacciare. Il caso era stato sollevato da un cittadino ivoriano e uno congolese, nonché una persona di origini cecene, che si sono visti revocare lo status di rifugiato o negare il riconoscimento in Belgio e Repubblica Ceca, perchè considerati una minaccia alla sicurezza o condannati per un reato particolarmente grave per la comunità dello Stato membro ospitante.

Roma, 14 mag - La Corte di giustizia Ue ha stabilito che un immigrato non può essere rimpatriato, nemmeno per questioni di sicurezza nazionali, se nel proprio Paese di origine rischia di essere torturato o ucciso. Una fattispecie prevista dalla stessa Convenzione di Ginevra.

Fatta questa premessa, la Corte ha stabilito che la direttiva europea va "interpretata e applicata nel rispetto dei diritti garantiti dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Ue" che "escludono la possibilità di un respingimento" verso Paesi a rischio. La sentenza non annulla le disposizioni nazionali sul riconoscimento dello status di rifugiato o della protezione internazionale, ma sottolinea che sussistono altri fattori che rendono più difficile, o almeno non immediato, il rimpatrio del soggetto dopo la negazione della richiesta o la revoca della protezione: se, secondo le direttive, non presenta le caratteristiche per ricevere la protezione, perderà alcuni privilegi a essa connessi, ma non sarà soggetto alle pratiche di rimpatrio immediato, come chiesto da alcuni Paesi europei fino a quando non verrà accertata la mancanza di pericoli riguardanti la violazione dei diritti umani nei suoi confronti.

In sostanza la Corte stabilisce che il diritto Ue dà ai rifugiati una protezione ancor maggiore di quella riconosciuta dalla Convenzione di Ginevra, perché anche in caso di rifiuto o ritiro dello status - anche per gravi e validi motivi - il migrante non può essere rimandato nel Paese d'origine, se lì rischia persecuzioni e torture.

Una decisione che ha scatenato la protesta del ministro dell'Interno, Matteo Salvini: "Ecco perché è importante cambiare questa Europa, con ilvoto alla Lega del 26 maggio". Comunque io non cambio idea e non cambio la legge: i richiedenti asilo che violentano, rubano e spaccciano, tornano tutti a casa loro.

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