Decreto Pir, Banca d'Italia è critica

Paterniano Del Favero
Mag 11, 2019

I PIR sono stati introdotti nel 2017 con l'obiettivo di far confluire il risparmio delle famiglie italiane verso le piccole e medie imprese italiane, e al tempo stesso consentono, nel rispetto dei requisiti previsti dalla normativa, di ottenere importanti agevolazioni fiscali.

(Teleborsa) - Il decreto sui Pir, Piani individuali di risparmio, è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale. I vantaggi fiscali previsti dai PIR sono da una parte l'esenzione dall'imposta sui rendimenti e sulle plusvalenze (purché ogni investimento annuo sia detenuto per almeno 5 anni) e dall'altra dall'imposta di successione.

Almeno il 70% del valore complessivo degli strumenti finanziari detenuti nel PIR deve essere investito in stumenti finanziari emessi o stipulati con imprese italiane, di stati UE o aderenti all'ASEE ma con sede stabile nel nostro paese. Inoltre - prosegue Bankitalia - sono strumenti sostanzialmente illiquidi. E per il 70% del valore complessivo dei Pir, di investire il 5% in strumenti finanziari emessi da Pmi ammissibili e scambiate su sistemi multilaterali di negoziazione. Il decreto attuativo firmato dal Ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio, di concerto con il Ministro dell'Economia e delle Finanze, rende pienamente operativi i nuovi PIR (Piani Individuali di Risparmio). "In Italia operano inoltre poco più di 30 fondi di venture capital di diritto italiano con un patrimonio complessivo di circa 500 milioni e solo alcuni di questi hanno caratteristiche in linea con i requisiti della nuova normativa". "Proprio al fine di limitare questi rischi - ricorda Banca d'Italia - gli investimenti dei fondi aperti italiani in titoli di Pmi italiane e in fondi di venture capital sono attualmente pressoché nulli". Nel decreto si considerano ammissibili gli investimenti in "equity" e "quasi equity"; quest'ultimo è un tipo di finanziamento che si colloca tra equity e debito e ha un rischio più elevato del debito di primo rango (senior) e un rischio inferiore rispetto al capitale primario (common equity), il cui rendimento per colui che lo detiene si basa principalmente sui profitti o sulle perdite dell'impresa destinataria e non è garantito in caso di cattivo andamento dell'impresa.

E' anche obbligatorio chiedere alla PMI emittente una dichiarazione, sottoscritta dal legale rappresentante, per attestare che la PMI non ha ricevuto somme a titolo di qualsiasi misura di aiuto per il finanziamento del rischio superiore a 15 milioni di euro.

Le nuove disposizioni, dice la nota, si applicheranno ai Pir costituiti a decorrere dal 1° gennaio 2019, mentre per i Pir costituiti fino al 2018 continuerà ad applicarsi la disciplina precedente con la possibilità di adeguamento del portafoglio di investimento alla nuova disciplina.

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