L'UE raccoglie l'accusa di Spotify: pronta a indagare su Apple per anti-concorrenza

Geronimo Vena
Mag 9, 2019

Il colosso della musica in streaming Spotify, che ha tagliato da poco il traguardo dei 300 milioni di abbonati, ha chiesto all'Antitrust europeo di avviare un'indagine su Apple per comportamenti anti-concorrenziali relativi all'uso del suo App Store. Nel mese di marzo 2019 la società svedese ha presentato una denuncia all'Unione Europea contro la 'rivale' per concorrenza sleale.

Qual è il motivo dello scontro, nel dettaglio?

Con l'indagine si infiamma la guerra per il controllo della musica in streaming. "E per mantenere i nostri prezzi competitivi per i clienti, questo è qualcosa che non possiamo fare".

In particolare, Apple imporrebbe di versare il 30% su ogni acquisto effettuato tramite l'App Store, comprese le sottoscrizioni al servizio Premium. L'impressione quindi è che Spotify voglia tutti i vantaggi della piattaforma Apple senza doverle pagare nulla, anche potendo utilizzare metodi alternativi per addebitare cifre per la versione premium dei servizi offerti.

Horacio Gutierrez, consulente legale di Spotify. Tali restrizioni non si applicano ai telefoni Android, ha aggiunto la società di musica in streaming, che ha anche denunciato "il sistema di riconoscimento vocale Siri non avrebbe collegato gli utenti iPhone a Spotify e Apple ha rifiutato di consentire a Spotify di lanciare un'applicazione sul suo Apple Watch e su HomePod". Spotify non ha a tutt'oggi riproposto la sua app per watchOS per le verifiche di rito da partre di Cupertino.

Apple ha risposto alle affermazioni di Spotify in maniera piuttosto confusa e senza rimandare al mittente le accuse. Un esempio è la limitazione nella comunicazione con i clienti. "Intanto, distribuisce la musica che amate dando contributi sempre più limitati ai musicisti e agli artisti che la creano, arrivando a portarli persino in tribunale (il riferimento è al ricorso di Spotify e Amazon a un'ordinanza dell'americano Copyright Royalty Board che impone un aumento del 44 per cento dei pagamenti dei diritti, ndr)".

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