Mediaset, Cda si oppone a esercizio voto Vivendi e Simon in assemblea

Paterniano Del Favero
Aprile 20, 2019

Lo afferma l'amministratore delegato di Mediaset, Pier Silvio Berlusconi, dopo che Vivendi ha fatto sapere di essere pronta ad andare in Tribunale contro la decisione del Cda di Mediaset di non permetterle il voto in assemblea.

"Stiamo lavorando con impegno per trovare una quadra industriale". "Poi - ha aggiunto - vedremo come farlo e con chi, ci sono tante possibilità", senza precisare se ci saranno o meno aggregazioni azionarie.

Ancora nessun segnale di pace tra Mediaset e Vivendi. "Siamo alle prese con fenomeni giganteschi, pensiamo a Facebook che acquisisce Whatsapp e Instagram, e creano aggregazioni di dati di miliardi di utenti - ha dichiarato - Tutelare la concorrenza non è più controllare col bilancino le dimensioni delle imprese poichè queste hanno ormai a che fare con la tecnologia che spinge inesorabilmente verso il gigantismo".

E ora preparano i ricorsi legali, cioè altre cause. La partecipazione in Mediaset è stata acquistata "in violazione del contratto dell'8 aprile 2016 (quello per la cessione di Mediaset Premium, ndr) e del Testo Unico della Radiotalevisione" ha sottolineato Mediaset concludendo che Vivendi e il suo fiduciario Simon "non sono legittimati all'esercizio dei diritti amministrativi (ivi incluso il diritto di voto)".

La presenza dei francesi di Vivendi all'assemblea di Mediaset non passa inosservata. "E' contraria a tutti i principi fondamentali della democrazia degli azionisti". Una volta salito vicino al 30%, per ottemperare alla legge Gasparri (che impedisce di avere più del 10% sia in Tim sia in Mediaset) ha dovuto girare a una fiduciaria, Simon, il 19,19%, mantenendo la disponibilità diretta solo del 9,61%.

I soci, nella parte straordinaria dell'assemblea, hanno dato il via libera alla modifica dell'articolo 7 dello statuto riguardante la maggiorazione del voto per gli azionisti stabili, così Fininvest, con fieno in cascina e quote di capitale da far crescere di un ulteriore (oltre al 44,1%) 0,8%, avrà maggior forza contrattuale in vista del progetto broadcaster paneuropeo. Contrario il 6,4% dei presenti pari al 3,2% del capitale. "E' un mercato tosto tosto, facciamo del nostro meglio".

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