Sandro Gozi (Pd) indagato per una consulenze fantasma da 220 mila euro

Bruno Cirelli
Aprile 18, 2019

Finita sotto accusa anche Catia Tomasetti, Presidente dal maggio scorso di Banca Centrale sammarinese. Il politico dem sarebbe indagato a San Marino per amministrazione infedele in concorso. L'ex sottosegretario renziano è finito nel mirino della Procura di San Marino per una consulenza 'fantasma' da 220 mila euro.

Sandro Gozi (Pd) non nasconde le proprie perplessità, dopo aver appreso la notizia di una presunta indagine nei suoi confronti. Personalmente posso affermare con certezza di non aver ricevuto alcuna comunicazione giudiziaria e ciò non mi sorprende. Lui, almeno per il momento, nega di aver ricevuto alcuna informativa di garanzia.

Guai giudiziari a San Marino per Sandro Gozi, esponente nazionale del Pd ed ex sottosegretario dei governi Renzi e Gentiloni con delega ai rapporti con l'Unione Europea, originario di Sogliano al Rubicone. Per riuscire a raggiungere il proprio obiettivo l'ex sottosegretario avrebbe speso 120 mila euro con pagamenti mensili da 10 mila euro più rimborso spese e più 100 mila euro in caso di sottoscrizione dell'accordo. Entrambi sono stati iscritti nel registro degli indagati dal Tribunale Unico di San Marino, con un'indagine del commissario della legge Alberto Buriani, in quanto in concorso tra loro "con piu' azioni esecutive del medesimo disegno criminoso", avrebbero indotto "il consiglio direttivo di Banca centrale di San Marino a stipulare un contratto con Gozi per una consulenza rivelatasi poi fittizia". Stando alle indagini, da presidente aveva poi omesso di informare il consiglio direttivo di Banca centrale dei pregressi rapporti con Sandro Gozi, il quale "già in passato - scrivono dal Tribunale di San Marino - si era adoperato perché la Tomasetti ricevesse incarichi presso istituti bancari italiani quali Cassa di Risparmio di Ferrara, ora in liquidazione coatta e amministrativa, e Cassa di Risparmio di Cesena, incorporata nel 2018 dal gruppo Crédit Agricole Cariparma".

Intanto il candidato di Macron si difende da ogni accusa: questa notizia, arrivata a distanza di pochi giorni dall'annuncio della sua candidatura, sarebbe stata fatta circolare ad arte per screditarlo.

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