Ok alla riforma del copyright l'Italia vota contro

Bruno Cirelli
Aprile 18, 2019

Come annunciato l'Italia ha votato contro, assieme a Svezia, Finlandia, Polonia, Olanda e Lussemburgo. La Germania alla fine di tutto ha chiesto di mettere a verbale un protocollo personale: l'invito è quello di non procedere con filtri a censura e upload.

Nella FAQ della Commissione - alla quale vi rimandiamo per approfondire la questione - si spiega che "la direttiva intende creare un quadro completo nel quale il materiale protetto dal diritto d'autore, i titolari dei diritti d'autore, gli editori, i prestatori di servizi e gli utenti possano tutti beneficiare di norme più chiare e adeguate all'era digitale".

Google e altre piattaforme web dovranno firmare accordi di licenza con musicisti, artisti, autori, editori di notizie e giornalisti per utilizzare il loro lavoro online.

Valer Daniel Breaz, ministro della Cultura della Romania (ovvero il Paese che attualmente ricopre la carica di presidenza del Consiglio) dichiara: "Sono molto contenta del fatto che abbiamo raggiunto un testo bilanciato, creando diverse opportunità per i settori creativi europei, che prospereranno e rifletteranno meglio la nostra diversità culturale e altri valori comuni europei, ma anche per gli utenti, la cui libertà di espressione su internet risulterà consolidata". "E' una pietra miliare per lo sviluppo di un mercato unico digitale robusto e ben funzionante". Il caricamento di opere protette per citazioni, critiche, recensioni, caricature, parodie o pastiche è poi stato protetto ancor più di prima, garantendo specificatamente che meme e Gif continuino ad essere disponibili e condivisibili sulle piattaforme online. In particolare sono considerati pericolosi due articoli della direttiva, l'11 e il 13, che nella versione finale del testo sono diventati il 15 e 17.

Molti utenti hanno segnalato che l'articolo 11 provoca degli effetti negativi per i siti che diffondono notizie, sia in termini di traffico che di visibilità online, ciò perché le piattaforme come Google oppure Facebook potrebbero rifiutarsi di pagare il compenso richiesto su determinati articoli, con la conseguenza di diminuire drasticamente il traffico in entrata verso i siti.

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