Pantani: consulenti famiglia, non era solo quando morì

Rufina Vignone
Aprile 17, 2019

Favorevoli ad indagare per capire meglio la causa della morte del campione gli esponenti M5S Dalila Nesci, Mario Michele Giarrusso e Giovanni Endrizzi mentre il capogruppo Pd Franco Mirabelli ha ricordato che già nella precedente legislatura l'Antimafia si era occupata in modo esauriente del caso.

Rapetto ha parlato di molti aspetti dell'inchiesta: "Metodologicamente, penso che si sarebbe potuto fare molto di più", ha detto.

Il cadavere di Marco Pantani, trovato senza vita in un residence a Rimini il 14 febbraio 2004, fu "spostato".

Non solo. Nel residence in cui alloggiava si accedeva attraverso la reception, ma anche dal garage. Per Rapetto è il segno che "qualcuno era con lui quando questo si è verificato". Così Umberto Rapetto, già generale di brigata della guardia di finanza, davanti alla Commissione parlamentare antimafia parlando della morte del ciclista Marco Pantani. Un altro punto sul quale Rapetto ha sollevato l'attenzione dell'Antimafia è il fatto che il ciclista chiese più volte alla reception, il giorno della morte, di chiamare i carabinieri "perchè c'è qualcuno che da fastidio". C'erano dei sotterranei e un garage collegati all'albergo, ha spiegato nell'audizione, che non erano sorvegliati dal bureau: "un albergo che probabilmente veniva utilizzato non solo per trascorrere le vacanze, ma magari anche per passare qualche ora in intimità". "Non si può pensare che sia stato lui a strisciare il braccio prima di esalare l'ultimo respiro, qualcuno era con lui" a differenza di quanto si è sempre affermato. E ha fatto riferimento anche al recente servizio delle Iene che ha riportato testimonianze inedite: "Molti elementi che sarebbero stati inimmaginabili da acquisire in passato stanno emergendo adesso", e la commissione potrebbe quindi valutare "l'opportunità di avvalersi di nuove fonti che possono dare una prospettiva che in precedenza era inaccessibile". In 56 pagine, lasciate all'esame di deputati e senatori dell'Antimafia, i consulenti hanno evidenziato - mostrando anche filmati - una serie di contraddizioni e anomalie che hanno preceduto e seguito la morte del Pirata. "Nessuno ricorda nulla e perché non si sia stato dato luogo alla richiesta di aiuto, reiterata e fatta con presumibile insistenza", ha detto Rapetto. "Ringraziamo, unitamente alla famiglia, la Commissione Antimafia per l'impegno che sta dimostrando in questo senso", sottolinea de Rensis.

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