Papa Francesco bacia i piedi ai leader del Sud Sudan: è polemica

Bruno Cirelli
Aprile 13, 2019

Un gesto che ha fatto per chiedere la pace nel Paese africano dove da decenni si sprecano i conflitti. Ci saranno lotte tra voi ma queste siano dentro all'ufficio.

La riflessione del Papa oscilla tra il tema dello sguardo di Dio e lo sguardo del popolo, in un incontro che non è né ecumenico né diplomatico ma ha lo scopo di "stare insieme davanti a Dio e discernere la sua volontà", rendendosi "consapevoli dell'enorme responsabilità per il presente e per il futuro del popolo Sud sudanese". Il Santo Padre si è inginocchiato e ha baciato i piedi al presidente Salva Kiir Mayardit, ai vicepresidenti designati Riek Machar Teny Dhurgon (capo dell'opposizione), Taban Deng Gai e Rebecca Nyandeng De Mabio, vedova del leader John Garang.

"Cari fratelli e sorelle, la pace è possibile".

Un viaggio che potrebbe arrivare nei prossimi mesi, magari per una veloce giornata, per dare sostegno al lavoro ecumenico del Consiglio delle Chiese del Sud Sudan e della Chiesa Cattolica, e dare anche un sostegno ad una applicazione del Revitalised Agreement on the Resolution of Conflict in South Sudan, l'accordo di pace firmato il 12 settembre ad Addis Abeba, che i vescovi locali avevano criticato perché aveva un modello che "incoraggiava a contrattare posti e posizioni di potere". Francesco, con questa visita - spiega la Sala stampa vaticana -, "ha voluto rivolgere la Sua attenzione alle condizioni di esclusione e di solitudine che una malattia come il morbo di Alzheimer rischia di generare nelle persone lasciate spesso sole dalla società, creando nei familiari un forte disorientamento, disagio e sofferenza Il progressivo aumento delle aspettative di vita richiama anche una maggiore consapevolezza e rispetto delle necessità e della dignità di chi vive su di sé questa malattia e di chi si trova accanto al malato".

Lo fa come "fratello", dice, lasciando parlare il suo cuore, chiedendo ai leader di raccogliere la sfida per diventare "da semplici cittadini, padri della Nazione". Un gesto che fa comprendere in modo chiaro quanto a Bergoglio stia a cuore la pace nel Sud Sudan, come in tanti altri Paesi martoriati del mondo. "Permettemi di chiederlo con il cuore, con i sentimenti più profondi".

"Il gemito dei poveri che hanno fame e sete di giustizia ci obbliga in coscienza e ci impegna nel nostro servizio", sottolinea.

Sottolinea il Papa: "Non mi stancherò mai di ripetere che la pace è possibile! Ma questo grande dono di Dio è allo stesso tempo anche un forte impegno degli uomini responsabili verso il popolo", scandisce il Pontefice, esortando tutti ad "accogliere l'altissima vocazione di essere artigiani di pace", "in uno spirito di fraternità e solidarietà con ogni membro del nostro popolo", e "tramite il dialogo, il negoziato e il perdono". Da qui l'appello perché "cessino definitivamente le ostilità, che l'armistizio sia rispettato - per favore, che l'armistizio sia rispettato -, che le divisioni politiche ed etniche siano superate e che la pace sia duratura, per il bene comune di tutti i cittadini che sognano di cominciare a costruire la Nazione". La gente è stanca ed esausta ormai per le guerre passate: ricordatevi che con la guerra si perde tutto! Proposto dall'arcivescovo di Canterbury, e pienamente accolto ed accettato da papa Francesco.

La loro firma è impressa sulla Bibbia che viene consegnata a tutti i partecipanti al ritiro. "Supera ciò che divide". Dall'altro c'è, invece, chi si esalta davanti a quella che definisce una prova di grande umiltà finalizzata alla ricerca della pace in Sud Sudan.

Altre relazioni OverNewsmagazine

Discuti questo articolo

SEGUI I NOSTRI GIORNALE