Libia, Conte: "Cessate fuoco resta l'obiettivo primario. Preoccupati per l'escalation"

Bruno Cirelli
Aprile 12, 2019

Ancora tensione in Libia. A Tripoli da giorni i miliziani del Libyan National Army di Haftar si stanno scontrando con quelli del Gna (Government of national accord). Per scongiurare l'ipotesi, aggiunge il premier, "sono intensamente impegnato sul piano diplomatico, a partire dagli Stati Uniti, dai partner europei e dagli attori regionali più influenti in Libia". Per lui è "imperativo agire immediatamente per porre fine ai combattimenti e placare le tensioni".

L'Esercito nazionale libico non interromperà l'offensiva contro Tripoli, questo nonostante le pressioni da parte della comunità internazionale. In una nota del suo portavoce, Guterres "chiede lo stop immediato di tutte le operazioni militari con l'obiettivo di una de-escalation e di prevenire un conflitto a tutto campo". Secondo i leader degli Stati membri non esiste "una soluzione militare della crisi, ma solo politica" e per questo continueranno "a impegnarsi nel processo guidato dalle Nazioni Unite" per tale soluzione e a sostenere gli sforzi in questo senso del rappresentante speciale delle Nazioni Unite del Segretario generale Ghassan Salamé.

Medici Senza Frontiere (Msf) esprime "grave preoccupazione per i civili intrappolati nei combattimenti in corso a Tripoli". Ieri l'allarme è arrivato anche dal premier italiano Giuseppe Conte, che aveva affermato che "l'escalation militare" in Libia è "motivo di forte preoccupazione per l'Italia", sottolineando che "il succedersi degli scontri e l'aumento dei morti e di feriti, ma anche degli sfollati, segnalano un concreto rischio di crisi umanitaria che va scongiurato rapidamente".

"Ancora una volta, confermiamo che non abbandoneremo i nostri principi per la costruzione di uno Stato civile, e il popolo libico non permetterà il ritorno di un regime totalitario: questa -conclude nella lettera indirizzata a Christoph Heusgen- è una linea rossa che non può essere tollerata, soprattutto dopo i grandi sacrifici che il nostro popolo ha offerto per la libertà".

Almeno 9.500 persone sono state costrette a fuggire dalle proprie case dall'inizio del conflitto armato a Tripoli e dintorni.

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