Brexit, Ue pronta a concedere proroga a Londra

Bruno Cirelli
Aprile 11, 2019

Qualcuno l'ha già ribattezzata una Halloween-Brexit, perché le lancette dell'orologio del divorzio del Regno Unito ora sono spostate al 31 ottobre. Una via di mezzo tra la mini-proroga chiesta da Theresa May e quella inizialmente imposta dal presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk che chiedeva uno slittamento di almeno un anno.

Gli argomenti portati al tavolo da May, che ai suoi omologhi ha detto di "voler uscire il prima possibile" puntando al 22 maggio, sono sembrati più solidi rispetto al passato, ma non abbastanza forti da convincere nell'immediato il presidente francese Emmanuel Macron, arrivato ai lavori del vertice già arroccato sull'opzione di una proroga breve al 30 giugno, e sostenuto da una manciata scarsa di altri leader, tra cui il cancelliere austriaco Sebastian Kurz. L'addio probabilmente ci sarà, ma costringere i cittadini a partecipare al voto per un'Ue che avevano deciso di abbandonare è solo l'ultima sconfitta di May che adesso ha due strade davanti a sé: dimettersi e permettere la creazione di una nuova maggioranza in Parlamento che riesca a ratificare l'accordo discusso con l'Ue, oppure rimanere alla guida del governo e fare ulteriori concessioni alle opposizioni.

I falchi rilanciano le dimissioni - Si riaprono a Londra al buio i giochi della Brexit dopo la proroga al 31 ottobre - né corta né lunga - concessa nella notte dall'Ue.

Intanto una cosa è chiara per il Consiglio europeo. Stessa cosa vale per il gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei, che potranno godere di un numero di seggi britannici simile a quello delle ottenuto alle scorse elezioni dal Partito Conservatore di David Cameron, visto che, come allora, la formazione è data al 23%. Per Macron "è vero che la posizione maggioritaria era per concedere una proroga molto lunga, ma ai miei occhi non era logico". Lo ha fatto per lo stesso motivo che ha convinto la premier britannica a cedere: un no deal sarebbe una sconfitta anche per Bruxelles.

"Se l'accordo sarà approvato nelle prime tre settimane di maggio, il Regno Unito potrà lasciare la Ue il 1 giugno", ha aggiunto May, che oggi interverrà in Parlamento mentre proseguono senza sosta i colloqui con i Laburisti. E, come emerge nella bozza di conclusioni del vertice straordinario che si terrà domani sulla Brexit, il Consiglio europeo avverte: se il Regno Unito non assolve al suo obbligo, il divorzio avverrà "l'1 giugno 2019".

Anche l'Ue china la testa: la Gran Bretagna parteciperà alla nomina delle caricheNon solo la May, ma anche l'Unione accetta a malincuore l'accordo per una proroga. Ma sottolinea anche che "durante la proroga il Regno Unito resterà uno Stato membro con tutti i diritti e doveri, secondo l'Articolo 50 dei Trattati, e ha il diritto di revocare la sua notifica in qualsiasi momento". Tusk e Juncker hanno entrambi sottolineato che a giugno non ci sarà una riapertura del negoziato, ma solo di una presa d'atto della situazione: i leader, nelle intenzioni del politico polacco, dovranno solo essere informati dello stato dell'arte, senza discuterne. E, ha concluso, "è più facile trovare una maggioranza qui che alla Camera dei Comuni".

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